Avevamo scelto l’agosto per questo viaggio, convinti che fosse il periodo migliore per godere del clima (e in buona parte avevamo ragione), ma la Scozia ci ha sorpreso comunque con le sue raffiche improvvise, le nuvole basse sulle colline e quegli istanti di sole abbagliante che arrivano all’improvviso e ti fanno venire voglia di fermarti a fissare l’orizzonte per sempre.
Sette giorni in tutto, distribuiti tra tre destinazioni diverse: Glasgow, caotica e creativa; Edimburgo, maestosa e ricca di storia; Ayr, tranquilla e ventosa, con il mare grigio-verde a fare da protagonista. Gli spostamenti interni li abbiamo fatti in treno, il che si è rivelato non solo comodo ma anche piacevolissimo, con panorami che da soli valgono il viaggio.
Glasgow: la città che non ti aspetti
Molti viaggiatori che vengono in Scozia tendono a considerare Glasgow una semplice tappa di passaggio, un punto di ingresso prima di raggiungere la ben più celebrata Edimburgo. Noi abbiamo scelto di darle tre giorni interi, e sarebbe stato un errore imperdonabile fare diversamente. Glasgow è una città che non ti aspetti: più giovane, più alternativa, più viscerale della capitale. Ha una energia diversa, una vitalità che si sente camminando per le strade, guardando i murales che colorano i muri dei quartieri, entrando nei locali dove la musica è sempre un po’ troppo alta e la gente è sempre un po’ troppo ospitale.
Il Kelvingrove Art Gallery and Museum
La prima mattina a Glasgow l’abbiamo dedicata al Kelvingrove Art Gallery and Museum, e già solo per questo il viaggio valeva la pena. L’edificio in sé è uno spettacolo: un palazzo in arenaria rossa in stile barocco spagnolo che sorge nel West End della città, circondato dal verde del Kelvingrove Park. Entrare è gratuito — e questa cosa in Scozia succede spesso, con i musei nazionali accessibili a tutti, il che dice molto su come questo paese concepisce la cultura.
All’interno si trovano collezioni che spaziano dall’arte alla storia naturale, dall’archeologia alle armi medievali, tutto mescolato in modo apparentemente caotico ma in realtà molto affascinante. Ci siamo persi tra i dipinti di Salvador Dalí — il famoso Cristo di San Giovanni della Croce è qui, e dal vivo fa un effetto completamente diverso rispetto alle riproduzioni — e le armature dei cavalieri scozzesi, tra le mummie egizie e i diorami degli ecosistemi naturali. Non è un museo che si visita in fretta: ci siamo rimasti quasi mezza giornata e avremmo potuto tranquillamente tornare il giorno dopo.
La Mitchell Library
Nel pomeriggio ci siamo spostati alla Mitchell Library, e anche qui Glasgow ha saputo sorprenderci. Non è solo una biblioteca: è uno dei più grandi edifici pubblici della città, con una cupola verde che domina il paesaggio urbano del North Street. Inaugurata alla fine dell’Ottocento, è considerata una delle biblioteche pubbliche più grandi d’Europa e custodisce una quantità straordinaria di materiale, inclusa una collezione importantissima dedicata alla vita e alle opere di Robert Burns, il poeta nazionale scozzese.
Anche per chi non è un bibliofilo incallito, vale la pena entrare solo per godere degli spazi interni: i soffitti alti, la luce filtrata dalle finestre, l’odore dei libri vecchi. Ci siamo seduti un po’ in sala lettura a osservare le persone, studenti e anziani fianco a fianco, ciascuno perso nel proprio universo di pagine. C’è qualcosa di profondamente rassicurante in questo.
Il Purple Cat Café
La pausa nel pomeriggio l’abbiamo trascorsa al Purple Cat Café, e qui devo ammettere che è stata una delle esperienze più inaspettatamente deliziose del viaggio. Un cat café nel senso più pieno del termine: un locale dove si sorseggia tè e si mangiano ottimi dolci in compagnia di gatti liberi di girare, saltare sui divani, ignorarti con quella superiorità aristocratica tipica della specie. I mici del Purple Cat erano di razze diverse, ognuno con la sua personalità marcata, e dopo qualche minuto ci siamo ritrovati a fare nomi, a scattare foto, a discutere animatamente su quale fosse il più simpatico.
Il menù offre una selezione di tè e infusi notevole, torte fatte in casa e snack vari. Non è solo il cibo a fare la differenza, ovviamente: è l’atmosfera. Quel pomeriggio noi eravamo lì, caldi, con un gatto che si era sistemato sulla spalla di mia moglie e non sembrava avere nessuna intenzione di spostarsi.
I quartieri di Glasgow
Glasgow è una città da esplorare quartiere per quartiere, e noi ci siamo presi il tempo per farlo. Il Merchant City è elegante, pieno di ristoranti e boutique, con una architettura imponente che racconta i secoli d’oro del commercio cittadino. Il West End è bohémien e universitario, con il campus della University of Glasgow — un edificio gotico mozzafiato — che domina i dintorni. Byres Road è la strada dello shopping alternativo, dei café indipendenti, dei libri usati.
Abbiamo passeggiato a lungo senza meta precisa, seguendo l’istinto e fermandoci ogni volta che qualcosa catturava l’attenzione: un murale gigantesco, una libreria di antiquariato, un parco nascosto. Glasgow si regala così, a chi ha voglia di scoprirla senza fretta.
La Falkirk Wheel: un’opera d’ingegneria nel cuore della Scozia
Uno dei giorni a Glasgow lo abbiamo dedicato a un’escursione fuori città, e la destinazione era la Falkirk Wheel, a circa un’ora di distanza. Non sapevamo bene cosa aspettarci — avevo letto qualcosa, guardato qualche foto — ma la realtà ha superato ogni aspettativa.
La Falkirk Wheel è un ascensore per barche rotante, l’unico al mondo del suo genere: una struttura ingegneristica straordinaria che collega il Forth and Clyde Canal con l’Union Canal, superando un dislivello di circa 24 metri. È stata inaugurata nel 2002 come parte di un ambizioso progetto di restauro e riconnessione dei canali scozzesi, e oggi è diventata una delle attrazioni più visitate della Scozia. Guardandola girare — lenta, silenziosa, quasi ipnotica — viene quasi da non credere che funzioni davvero.
Abbiamo preso il battello che ti porta in cima, dentro la ruota stessa, e l’esperienza è qualcosa di difficile da descrivere. La cabina si riempie d’acqua, sale con una fluidità assoluta, e dal basso sembra impossibile che un meccanismo così enorme possa muoversi con tale grazia. Il giro in battello include anche una breve navigazione sul canale superiore, con viste sulle colline circostanti e sulle campagne verdissime dello Stirlingshire.
I dintorni della ruota sono piacevoli: c’è un centro visitatori ben fatto, un café, sentieri per passeggiare lungo i canali. Abbiamo pranzato lì, godendoci il panorama con calma, prima di prendere il treno di ritorno per Glasgow. Un giorno ben speso, su questo non ci sono dubbi.
Edimburgo: la capitale che toglie il fiato
Arrivare a Edimburgo in treno è già uno spettacolo. La stazione di Waverley è incassata nel cuore della città, e quando si esce sui binari e si alza lo sguardo, ci si trova a fissare il Castle Rock con il castello che si staglia contro il cielo. Non importa quante foto hai visto prima: dal vivo è sempre un’altra cosa.
Avevamo tre giorni a Edimburgo, e agosto è un mese particolarmente denso perché la città ospita il celebre Festival Fringe, il più grande festival delle arti del mondo. Le strade erano piene di artisti di strada, volantini, spettacoli improvvisati ovunque. Un’atmosfera elettrica, quasi caotica, che aggiungeva un livello di energia ulteriore a una città che di per sé è già ricchissima di stimoli.
Il castello di Edimburgo
Il castello è inevitabile, e in questo caso l’inevitabile è anche il necessario. Costruito su una roccia vulcanica che domina l’intera città, il Castello di Edimburgo è un complesso di edifici di epoche diverse che custodisce le Honours of Scotland — le insegne reali scozzesi — e la Stone of Destiny, la pietra su cui venivano incoronati i re di Scozia. Le sale espositive sono ricche e ben allestite, e camminare tra le mura con la città ai piedi è un’esperienza che rimane dentro.
Vale la pena arrivare presto la mattina per evitare le code più lunghe. Noi ci siamo arrivati appena aperti e ci siamo goduti la prima mezz’ora quasi da soli, cosa abbastanza rara per uno dei siti più visitati della Scozia.
Il Royal Mile e il Quartiere Vecchio
Il Royal Mile è l’asse portante della Old Town, il miglio che collega il Castello di Edimburgo al Palazzo di Holyroodhouse, residenza ufficiale del monarca britannico in Scozia. È una strada bellissima e allo stesso tempo caotica, piena di negozi di souvenir, pub, ristoranti e chiese antichissime. Non bisogna lasciarsi scoraggiare dalla commercializzazione superficiale: basta infilarsi nei vicoli laterali — i closes, come li chiamano qui — per scoprire un’altra città, fatta di corti segrete, scale di pietra consumate dai secoli, angoli dimenticati dove il tempo sembra essersi fermato.
Abbiamo passeggiato a lungo nella Old Town, perdi tra Victoria Street — quella strada curva e colorata che molti ritengono abbia ispirato il Diagon Alley di Harry Potter — dove i negozi si affacciano su due livelli e le facciate dipinte di colori vivaci creano un’atmosfera quasi da racconto. È uno degli angoli più fotografati di Edimburgo, e con buona ragione.
Il Monumento a Sir Walter Scott
Impossibile non soffermarsi di fronte al Walter Scott Monument, che si trova a Princes Street, nel cuore della New Town. È una struttura gotica altissima — quasi 61 metri — con la statua del grande romanziere scozzese alla base. Si può salire in cima, su una serie di scale strette e ripide, per una vista panoramica sulla città che ripaga abbondantemente la fatica. Noi abbiamo scelto di ammirarla da fuori, e anche così fa la sua scena: è uno dei monumenti dedicati a uno scrittore più grandi al mondo, e dice molto sull’amore che gli scozzesi nutrono per la loro letteratura.
La National Gallery of Scotland
La Scottish National Gallery si trova tra la Old Town e la New Town, proprio sotto il Walter Scott Monument, in un edificio neoclassico che di per sé vale uno sguardo. La collezione permanente è straordinaria: Vermeer, Rembrandt, El Greco, Tiziano, e poi tanti pittori scozzesi che meritano di essere scoperti. Come il Kelvingrove a Glasgow, l’ingresso è gratuito, il che rende la visita ancora più accessibile e piacevole.
Ci siamo persi in particolare nelle sale dedicate all’arte del XVII e XVIII secolo, e davanti a un ritratto di Rabbie Burns — sì, ancora lui, il poeta è ovunque in Scozia — ci siamo resi conto di quanto sia impossibile capire davvero questo paese senza passare almeno un po’ di tempo con la sua arte e la sua letteratura.
Il concerto degli Oasis
E poi c’è stata la serata che già sapevamo sarebbe diventata un ricordo indelebile, con i biglietti presi un anno prima: il concerto degli Oasis allo stadio. Inutile girarci intorno: andare a vedere gli Oasis in Scozia, in uno stadio gremito di gente che conosce ogni parola di ogni canzone, è stata un’esperienza emotivamente travolgente. La riunione della band aveva già fatto parlare di sé, ma niente di tutto quello che avevo letto preparava davvero a quello che si è provato in piedi, nel mezzo di quella folla enorme, con Liam Gallagher che attacca “Live Forever” e migliaia di persone che cantano insieme.
Edimburgo si prestava perfettamente. C’era qualcosa di molto appropriato in quel contesto: una città antica, una sera di agosto ancora luminosa, la musica che riempiva l’aria. Siamo tornati in hotel tardissimo, con le orecchie che fischiavano e i sorrisi stampati in faccia.
Ayr: lentezza, mare e gatti
Gli ultimi due giorni li abbiamo trascorsi ad Ayr, una cittadina sulla costa occidentale della Scozia, nel South Ayrshire, a circa un’ora da Glasgow in treno. Ayr è un posto completamente diverso rispetto alle due grandi città: più tranquilla, più a misura d’uomo, con quel carattere di cittadina di mare che invita naturalmente al rallentamento.
È anche la città natale di Robert Burns — sì, ancora lui — e il suo nome è legato al poeta tanto quanto quello di Stratford-upon-Avon è legato a Shakespeare. Ma ad Ayr non eravamo venuti per i musei: eravamo venuti per il mare, per le passeggiate e per recuperare un po’ di quella lentezza che i giorni intensi di Glasgow ed Edimburgo avevano inevitabilmente consumato.
La spiaggia e il castello di Greenan
La spiaggia di Ayr è lunga, sabbiosa, con una vista aperta sul Firth of Clyde e, nelle giornate terse, sulle sagome dell’isola di Arran e della penisola di Kintyre all’orizzonte. Abbiamo passeggiato per ore, con il vento in faccia in quel modo leggermente infantile che la riva del mare ti autorizza sempre. Non faceva freddo — agosto in Scozia può essere sorprendentemente mite — ma il vento c’era, costante e tonificante.
Seguendo la costa verso sud si arriva alle rovine del Castello di Greenan, che si erge su un promontorio a strapiombo sul mare. Ciò che resta è poco — alcune mura diroccate, i resti di una torre — ma la posizione è drammatica e bellissima. Il castello risale probabilmente all’epoca medievale, anche se ci sono tracce di insediamenti molto più antichi nell’area. Stare lì, sul bordo della scogliera, con il vento e il rumore delle onde, è uno di quei momenti in cui si sente fisicamente il peso della storia.
La camminata dalla città al castello e ritorno ci ha preso quasi mezza giornata, e l’abbiamo conclusa nel modo migliore possibile: una tazza di tè caldo in un café del lungomare, con le gambe stanche e la testa piena di immagini.
Il Kitty Cat Café di Ayr
Non poteva mancare un secondo cat café nel viaggio, e ad Ayr abbiamo trovato il Kitty Cat Café, un piccolo locale accogliente dove i gatti sono di casa esattamente come al Purple Cat di Glasgow. Ogni viaggio ha le sue costanti, e noi evidentemente avevamo scelto i gatti come filo conduttore. Non c’è niente di sbagliato in questo.
Il Kitty Cat Café è più piccolo, più intimo, con una selezione di dolci fatti in casa e un’atmosfera rilassatissima. I gatti erano particolarmente socievoli — uno di loro si è addormentato in grembo a me per quasi tutta la durata del nostro tè pomeridiano — e abbiamo trascorso lì quasi un’ora e mezza senza accorgercene. Un posto piccolo e prezioso, di quelli che non trovi sulle grandi guide turistiche ma che finisci per ricordare con un sorriso.
Spostarsi in treno tra le città scozzesi
Una nota che merita di essere fatta riguarda gli spostamenti: abbiamo scelto il treno per muoverci tra Glasgow, Edimburgo e Ayr, e non potremmo essere più soddisfatti di questa decisione. I treni scozzesi sono puntuali, confortevoli e godono di paesaggi che da soli valgono il prezzo del biglietto.
Il tragitto Glasgow-Edimburgo dura circa cinquanta minuti e passa attraverso campagne bellissime. Quello per Ayr, che parte da Glasgow Central, scende verso la costa con viste sempre più aperte sul mare e sulle colline. Viaggiare in treno permette anche di non preoccuparsi del parcheggio — un bel vantaggio in città storiche come Edimburgo, dove guidare può essere un incubo — e di guardare fuori dal finestrino senza distrarsi dalla strada.
Vale la pena acquistare i biglietti in anticipo online, specialmente per i percorsi più frequentati, dove i prezzi aumentano man mano che ci si avvicina alla data di partenza.
Quando la Scozia ti resta dentro
Sette giorni non sono molti per un paese come la Scozia. Ci si rende conto quasi subito di quanto ci sarebbe ancora da vedere: le Highlands, le isole, il Loch Ness, le distillerie di whisky sparse per le campagne, i sentieri che attraversano paesaggi impossibili. Ma sette giorni sono abbastanza per capire perché così tante persone si innamorano di questa terra e continuano a tornarci.
Ci si innamora della sua contraddittorietà: dura e accogliente insieme, selvaggia e profondamente colta, malinconica e festosa. Glasgow che ti accoglie con le sue strade vivaci e i suoi musei gratuiti. Edimburgo che ti sovrasta con la sua bellezza architettonica e la sua storia stratificata. Ayr che ti chiede semplicemente di fermarti, respirare e guardare il mare.
Informazioni: agosto 2025
Spostamenti in treno
*Foto reali scattate da Riccardo ed Elena. Viaggio personale e reale fatto, scritto con supporto dell’AI
di Elena e Riccardo





