Cuba in taxi: un viaggio indimenticabile da Santiago a L’Avana

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Cuba non è solo un’isola dei Caraibi, non è solo una destinazione esotica da spuntare su una lista: Cuba è un’esperienza totale, viscerale, contraddittoria e meravigliosamente autentica che ti entra dentro e non te ne va più. Quando ho deciso di partire a Natale con la mia compagna, sapevo che avremmo trovato qualcosa di speciale. Non immaginavo, però, quanto quella scelta si sarebbe rivelata una delle più belle della nostra vita di viaggiatori.

Due settimane intense, percorse quasi interamente a bordo di quei taxi leggendari — le Almendron, le vecchie americane degli anni Cinquanta che sembrano uscite da un film — attraversando l’isola da est a ovest, da Santiago de Cuba fino a L’Avana, passando per città coloniali, piantagioni di tabacco, grotte preistoriche e spiagge di sabbia bianca. Abbiamo dormito nelle case particular, mangiato nelle paladares gestite da famiglie cubane, ballato la salsa fino a tardi e bevuto rum davanti all’oceano. Abbiamo conosciuto gente straordinaria, sorridente, generosa, vogliosa di raccontarsi nonostante le difficoltà quotidiane. Cuba ci ha accolti con calore e ci ha restituiti a casa trasformati.

Il volo e l’arrivo: benvenuti nel caos meraviglioso de L’Avana

L’aeroporto Internazionale José Martí de L’Avana è il primo assaggio di Cuba: un luogo caotico, lento, imprevedibile, dove le code non seguono nessuna logica apparente ma dove alla fine tutto, in qualche modo, si risolve. Dopo i controlli doganali e il cambio dei soldi — operazione fondamentale, visto che a Cuba bisogna usare la valuta locale e il contante è re — abbiamo respirato per la prima volta quell’aria umida, calda, profumata di oceano e di una cosa che non riuscivo a identificare. Forse era semplicemente il profumo di Cuba.

Non ci siamo fermati a L’Avana in questo primo momento. Il piano era ambizioso: partire subito verso est, raggiungere Santiago de Cuba all’altro capo dell’isola, e poi risalire lentamente verso la capitale nel corso delle due settimane. Una scelta logistica complessa ma che, con il senno di poi, si è rivelata perfetta per scoprire l’isola in modo progressivo e organico.

Il bus notturno per Santiago de Cuba: sedici ore attraverso l’isola

Prendere il bus notturno da L’Avana a Santiago de Cuba è un’esperienza in sé. Sedici ore di viaggio su una delle principali arterie dell’isola, a bordo di un Viazul — la compagnia di autobus cubana riservata ai turisti — che parte dalla sera e arriva la mattina. L’idea di perdere una notte di sonno non entusiasmava particolarmente, ma si è rivelata una soluzione pratica ed economica per coprire quasi novecento chilometri in un paese dove i trasporti non sono certo la priorità.

Il bus era confortevole, l’aria condizionata quasi aggressiva — consiglio vivamente di portare qualcosa di caldo, perché la differenza di temperatura rispetto all’esterno è notevole — e i paesaggi che si intravedevano nel buio erano quelli di una Cuba notturna: luci fioche nei piccoli centri abitati, sagome di palme contro il cielo stellato, tratti di strada completamente deserti dove i fari del bus sembravano l’unica cosa in movimento per decine di chilometri. C’è qualcosa di profondamente poetico nel viaggiare di notte in un paese dove l’oscurità è ancora vera oscurità, non quella diluita di luce artificiale a cui siamo abituati in Europa.

Quando siamo arrivati a Santiago de Cuba, il sole era già alto sulle cime della Sierra Maestra. Stanchi ma carichi di aspettativa, ci siamo diretti alla nostra prima casa particular.

Santiago de Cuba: musica, storia e il cuore pulsante dell’isola

Santiago de Cuba non è L’Avana. Molti viaggiatori si limitano alla capitale e perdono così quella che in molti considerano l’anima vera di Cuba. Santiago è più calda, più africana, più rumorosa, più povera ma anche più autentica in certi sensi. È la seconda città del paese, capoluogo della provincia orientale, e porta con sé tutto il peso e tutto il fascino di una storia straordinaria.

Le strade del centro storico si arrampicano su pendii ripidi, scandite da case coloniali dai colori vivaci — giallo, blu, arancio, verde — con balconi traboccanti di vasi di fiori e biancheria stesa al vento. La Plaza de la Revolución, la Casa de la Trova, la Cattedrale: ogni angolo racconta qualcosa. Ma è soprattutto la musica che definisce Santiago. Se L’Avana è la salsa e il mambo, Santiago è il son, il ritmo primordiale da cui tutto il resto è nato. La si sente ovunque: dai bar, dalle finestre aperte, dagli angoli di strada dove gruppi di musicisti improvvisano per puro piacere.

La sera abbiamo girato tra i locali tipici del centro, lasciandoci guidare dalla musica. Ci siamo ritrovati in un piccolo bar dove un terzetto suonava son cubano con un’intensità che sembrava capace di far vibrare le mura. Il rum era buono, economico, e il barista — un signore di una certa età con un sorriso che occupava metà del viso — ci ha raccontato della sua città con una fierezza commovente. I cubani sono così: aperti, curiosi, orgogliosi della loro cultura e felici di condividerla con chi mostra interesse genuino.

Ci siamo sentiti sicuri in ogni momento. Santiago, come tutta Cuba, è un paese dove la criminalità verso i turisti è cosa rara. Si cammina di notte senza preoccupazioni, ci si avventura nei quartieri meno turistici senza timore. Questa sensazione di sicurezza è uno degli aspetti più sorprendenti per chi viene dall’Europa e non sa bene cosa aspettarsi.

La Comandancia de La Plata: sui sentieri della Rivoluzione nella Sierra Maestra

Una delle escursioni più emozionanti e meno frequentate del circuito turistico cubano è quella alla Comandancia de La Plata, il quartier generale segreto dove Fidel Castro e i guerriglieri del Movimiento 26 de Julio vissero e combatterono durante la Rivoluzione, nascosti nella fitta foresta della Sierra Maestra all’interno del Parco Nazionale Turquino.

Abbiamo prenotato un’escursione con una guida locale, come richiesto dalla regolamentazione del parco. Non è possibile fare questo percorso da soli: è obbligatorio accompagnarsi a una guida abilitata, e in realtà questa non è affatto una limitazione fastidiosa, perché la guida che ci è toccata si è rivelata una fonte inesauribile di storie, aneddoti e dettagli storici che avrebbero reso l’esperienza molto più povera senza di lei.

Il trekking attraverso la foresta tropicale è impegnativo ma non proibitivo: si cammina su sentieri scivolosi tra vegetazione lussureggiante, attraversando ruscelli su ponti di legno traballanti, salendo e scendendo tra le radici degli alberi. Il caldo e l’umidità sono considerevoli, e l’abbigliamento giusto fa tutta la differenza. Portare scarpe da trekking impermeabili, abbigliamento leggero e una buona scorta d’acqua è assolutamente indispensabile.

Quando si arriva alla Comandancia, dopo circa due ore di cammino, ci si trova di fronte a qualcosa di straordinariamente intimo: una serie di capanne di legno nascoste tra gli alberi, mimetizzate con tale cura che è quasi impossibile vederle fino a quando non ci si trova a pochi metri di distanza. C’è la capanna di Fidel, con il suo letto, la sua scrivania, il suo sistema di comunicazione radio. C’è l’ospedale da campo, la cucina, il quartier generale operativo. Tutto è rimasto quasi com’era, preservato con una cura quasi reverenziale. Non è un museo nel senso convenzionale: è un luogo vissuto, carico di un’energia silenziosa e potente.

Indipendentemente dalle proprie opinioni politiche — e Cuba, ovviamente, non è un argomento neutro — trovarsi in quel posto e capire concretamente come un piccolo gruppo di uomini e donne abbia potuto resistere lì per mesi, mantenendo segreta la propria posizione e organizzando una rivoluzione che avrebbe cambiato la storia, è un’esperienza che lascia il segno.

Bayamo ed El Cobre: due soste brevi ma significative

Al ritorno verso Santiago, ci siamo fermati brevemente a Bayamo, una città piccola e spesso ignorata dai circuiti turistici ma che merita assolutamente una visita. Bayamo ha il titolo di città patriottica per eccellenza: è qui che è stata scritta per la prima volta l’Inno Nacional de Cuba, ed è qui che i rivoluzionari del XIX secolo, piuttosto di vederla cadere nelle mani spagnole, diedero fuoco alle loro stesse case. Una storia di cui i bayamesi vanno giustamente fieri.

La Plaza de la Revolución Céspedes, nel centro storico, è uno dei pochi spazi urbani cubani dove le carrozze trainate da cavalli sono ancora un mezzo di trasporto ordinario e non uno spettacolo per turisti. C’è qualcosa di commovente nell’osservare questa convivenza tra modernità — se così si può chiamare — e tradizione in una città dove il tempo sembra scorrere a una velocità diversa.

Prima di Bayamo, avevamo fatto una deviazione al Santuario di Nuestra Señora de la Caridad del Cobre, ad El Cobre: il luogo di pellegrinaggio più importante di Cuba, dedicato alla patrona dell’isola. La chiesa sorge su una collina e all’interno conserva la statua della Virgen de la Caridad, circondata da ex voto di ogni tipo lasciati dai fedeli nel corso dei secoli. Tra questi, medaglie olimpiche, uniformi militari, statuette, fotografie. Si dice che Ernest Hemingway vi abbia lasciato la sua medaglia del Premio Nobel. L’atmosfera è quella di tutti i grandi santuari: intensa, raccolta, con quel particolare silenzio che si crea quando molte persone portano nello stesso luogo le proprie speranze e le proprie gratitudini.

In taxi da Santiago a Camagüey: la magia delle Almendron

Ed eccoci al cuore del viaggio: i taxi. Non i moderni taxi cinesi o i minivan che i cubani usano per spostarsi sulle lunghe distanze, ma le Almendron — le leggendarie auto americane degli anni Cinquanta che sopravvivono a Cuba grazie all’ingegnosità e alla capacità di adattamento dei meccanici cubani, veri artisti dell’improvvisazione tecnica.

Prendere un taxi da Santiago a Camagüey — poco più di trecento chilometri — su una di queste automobili è un’esperienza che vale da sola il viaggio. La macchina era una Chevrolet del 1956, con i sedili in vinile e un cruscotto che sembrava uscito da un film di Hollywood. Il guidatore — una persona abbastanza giovane con la radio a palla sintonizzata su una stazione che trasmetteva solo son cubano — guidava con la nonchalance di chi ha fatto quella strada centinaia di volte, fumando sigari e salutando con il clacson ogni auto che incrociava.

Bisogna prepararsi al fatto che queste auto, per quanto magnifiche esteticamente, non sono esattamente confortevoli nel senso contemporaneo del termine. Le sospensioni hanno visto giorni migliori, il condizionatore non esiste, e il rumore del motore — spesso sostituito con unità meccaniche sovietiche o adattato con pezzi di provenienza varia — è considerevole. Ma tutto questo fa parte del fascino. Si abbassano i finestrini, entra l’aria calda e profumata della campagna cubana, e ci si lascia trasportare in uno stato di grazia che non ha niente di paragonabile a quello di un moderno aeroporto o di un treno ad alta velocità.

Natale a Camagüey: una città labirinto

Arrivare a Camagüey a Natale è stata una sorpresa meravigliosa. Camagüey è famosa in tutta Cuba per la sua peculiare urbanistica: le strade del centro storico sono un labirinto intenzionale, progettato così secoli fa per disorientare i pirati che cercavano di razziare la città. Anche oggi, dopo anni di pratica, è facilissimo perdersi tra i vicoli e le piazze, e questa non è affatto una cosa spiacevole: ogni svolta rivela una nuova chiesa, un nuovo cortile, una nuova piazza con la sua fontana e i suoi tinajones, i caratteristici vasi di terracotta che sono il simbolo della città.

Il Natale a Cuba è una cosa interessante: tradizionalmente non veniva celebrato pubblicamente durante i decenni del regime, e anche oggi non ha la stessa dimensione cerimoniale che ha in Europa o in America. Ma quello che si perde in addobbi e luci si recupera ampiamente in calore umano. La famiglia cubana a Natale si riunisce, cuoce, mangia, beve e fa musica. Essere ospiti di una casa particular in quei giorni significa essere in qualche modo incorporati in quella celebrazione: la signora che gestiva la nostra sistemazione ci ha offerto dolci fatti in casa, ci ha presentato i suoi figli e i suoi nipoti, e ci ha raccontato dei Natali della sua infanzia con una nostalgia tenera e allegra.

Camagüey di sera, nelle settimane di Natale, aveva una luce speciale. Le piazze erano animate da famiglie con bambini, da gruppi di ragazzi con le chitarre, da vecchi signori che giocavano a domino sotto i portici. Non c’era niente di artificiale in tutto questo: era semplicemente la vita quotidiana di una città cubana, e noi eravamo fortunati abbastanza da poterci sedere in mezzo e guardarla.

In taxi fino a Trinidad: la perla coloniale di Cuba

Il viaggio da Camagüey a Trinidad, di nuovo su un’Almendron — questa volta una Buick color rosso bordeaux, imponente come una nave —, ci ha portati attraverso paesaggi che cambiavano progressivamente: dalle pianure centrali di Cuba alla campagna ondulata di Villa Clara, fino ad avvicinarsi alla costa meridionale dove Trinidad si trova, in bilico tra le montagne della Sierra del Escambray e il mare dei Caraibi.

Trinidad è probabilmente la città più fotografata di Cuba, e lo è per ottimi motivi. Dichiarata patrimonio UNESCO dell’umanità, conserva il suo centro storico coloniale in uno stato di conservazione straordinario — aiutato, bisogna dirlo, anche dal fatto che Cuba non ha avuto lo sviluppo immobiliare che ha distrutto tanti centri storici latinoamericani. Le strade acciottolate, le case basse dai colori accesi, le finestre con le grate in ferro battuto, i campanili delle chiese che spiccano sopra i tetti: Trinidad è bella con una bellezza quasi irritante, come se fosse stata progettata appositamente per essere fotografata da ogni angolazione.

Ma Trinidad non è solo scenografia. È una città viva, con i suoi abitanti che ci vivono dentro e spesso sono i migliori accompagnatori alla scoperta dei suoi angoli meno turistici. La Casa de la Trova è uno dei posti migliori per ascoltare musica dal vivo: piccola, fumosa, affollata ogni sera di cubani e stranieri che ballano insieme in uno spazio che sembra troppo piccolo per contenere tanta energia. Abbiamo ballato anche noi — male, va ammesso, rispetto agli standard locali — e nessuno ci ha guardato con sufficienza. I cubani sembrano genuinamente felici di vedere gli stranieri provare a muoversi sulle loro note.

Anche qui, la casa particular dove abbiamo soggiornato era uno dei veri tesori dell’esperienza. Le colazioni nelle case particular cubane, tra l’altro, sono un’istituzione: frutta tropicale fresca, succhi, pane con burro e marmellata, uova in ogni variante possibile, caffè forte che potrebbe far ripartire un motore spento. Si parte bene, insomma.

Playa Ancón: il mare dei Caraibi a portata di mano

Trinidad ha un altro vantaggio non da poco: si trova a meno di dieci chilometri da Playa Ancón, che molti considerano una delle spiagge più belle di Cuba. Una lunga striscia di sabbia bianca finissima, acque trasparenti che vanno dal verde smeraldo all’azzurro intenso, palme che inclinano i loro tronchi verso il mare come se stessero cercando di tuffarsi.

Ci siamo andati in taxi — il solito Almendron, in questo caso una Lada d’epoca che sembrava impossibile fosse ancora in circolazione — e abbiamo trascorso una giornata intera sulla spiaggia. Il mare era caldo, calmo, trasparente: uno di quei mari dove si nuota senza pensarci, dove ci si distende su un materassino e si lascia che il ritmo delle onde sostituisca qualsiasi pensiero. Abbiamo mangiato frutta comprata da un venditore ambulante — manghi, papaya, ananas — e bevuto acqua di cocco direttamente dalla noce. Semplice, perfetto.

Playa Ancón non è una spiaggia selvaggia: ci sono alcuni hotel, qualche struttura balneare, i consueti venditori ambulanti. Ma non è nemmeno la spiaggia industrializzata dei grandi resort caraibici: mantiene una dimensione umana, una tranquillità che si abbina perfettamente all’atmosfera generale di Trinidad.

Da Trinidad a L’Avana passando per Cienfuegos

Il viaggio da Trinidad a L’Avana — più di trecento chilometri — lo abbiamo percorso in taxi, facendo una sosta a Cienfuegos. Questa è forse la parte del tragitto che meglio mostra la varietà del paesaggio cubano: si parte dalla costa meridionale, si attraversa la piana centrale, si lambisce la Ciénaga de Zapata — la grande riserva naturale paludosa che è una delle aree protette più importanti dei Caraibi —, e infine si sale verso nord in direzione della capitale.

Cienfuegos è spesso chiamata la Paris dei Caraibi, un soprannome che potrebbe sembrare esagerato ma che ha una sua logica: fondata dai coloni francesi a inizio Ottocento, la città ha un impianto urbanistico regolare e ordinato, con un viale alberato centrale e un’architettura che risente degli influssi europei più di qualsiasi altra città cubana. Il Parque José Martí, il centro della vita cittadina, è uno dei più eleganti di Cuba. Il Palacio de Valle, con la sua architettura eclettica che mescola elementi arabi, veneziani e gotici in una combinazione sorprendentemente riuscita, è uno dei monumenti più fotogenici dell’isola.

Non ci siamo fermati a dormire — la tappa era troppo breve — ma le poche ore trascorse a Cienfuegos ci hanno lasciato la voglia di tornarci con più tempo. È una città che ha un ritmo diverso, più lento, quasi soporifero, e che merita di essere esplorata senza fretta.

L’Avana: la città più seducente del mondo

L’Avana merita un capitolo a sé, e probabilmente non basterebbe un intero libro per renderle giustizia. Arrivare nella capitale dopo dieci giorni di viaggio attraverso l’isola le dà una prospettiva diversa: si capisce meglio come si inserisce nel panorama cubano, come sia al tempo stesso atipica e quintessenziale rispetto al resto del paese.

La Habana Vieja — il centro storico, patrimonio UNESCO — è esattamente quella che ci si aspetta: magnifica, in rovina, piena di vita, contraddittoria, seducente. Ogni isolato offre un contrasto impossibile: un palazzo coloniale appena restaurato che splende dei suoi colori originali, e accanto il palazzo gemello che crolla lentamente su se stesso con una dignità maestosa. È la bellezza della decadenza, quella che molte città del mondo cercano di imitare con mattoni invecchiati artificialmente e patine applicate a pennello. A L’Avana è autentica, ed è proprio per questo che è irresistibile.

Abbiamo passeggiato per ore lungo il Malecón, il lungomare più famoso dei Caraibi: quasi dieci chilometri di passeggiata lungo il mare dove L’Avana si mostra nella sua versione più romantica. Di giorno il Malecón è un luogo di vita quotidiana: pescatori che lanciano le lenze tra le onde, bambini che corrono, giovani che chiacchierano seduti sul muretto davanti all’oceano. Di sera si trasforma in qualcosa di più magico: le luci della città si riflettono nell’acqua, gli spruzzi del mare bagnano il marciapiede, e la musica esce da ogni angolo come se l’intera città stesse suonando per se stessa.

Serata a La Habana Vieja e i bar di Hemingway

Impossibile parlare di L’Avana senza parlare dei suoi bar leggendari, inestricabilmente legati alla figura di Ernest Hemingway che visse a Cuba per gran parte della sua vita. Tre tappe obbligatorie, tre posti che sono diventati simboli di qualcosa che va oltre la semplice consumazione di un drink.

El Floridita, sulla calle Obispo, è il tempio del daiquiri: si dice che Hemingway ne bevesse fino a quindici in una seduta, modificando la ricetta classica con l’aggiunta di pompelmo e senza zucchero — il famoso Papa Doble. Il locale è magnifico, con il suo bancone di legno scuro, le luci calde e la statua dello scrittore nell’angolo che ha sempre preferito. Il prezzo dei cocktail è più alto che altrove, ma vale il fascino del luogo e la qualità assoluta del daiquiri, preparato con una tecnica che sembra non aver perso un grammo di rigore nel corso dei decenni.

La Bodeguita del Medio, a poca distanza, è il contrario per atmosfera: caotica, rumorosa, le pareti ricoperte di firme e dediche lasciate da visitatori di tutto il mondo nel corso di settant’anni, il mojito preparato a velocità industriale ma senza perdere qualità. C’è una lavagna all’ingresso con la citazione attribuita a Hemingway — “Mi mojito en La Bodeguita, mi daiquiri en El Floridita” — che probabilmente è apocrifa, ma chi se ne importa quando il mojito è così buono e l’atmosfera è così perfetta.

Sloppy Joe’s, restaurato e riaperto dopo decenni di chiusura, è forse il meno turistico dei tre nel senso che ha una sua identità autonoma che non dipende interamente dal mito hemingwayano. Il locale originale, aperto negli anni Venti del Novecento, fu uno dei bar più famosi del mondo durante il proibizionismo americano, quando gli americani attraversavano il Golfo del Messico per bere legalmente. L’atmosfera è quella di un grande bar americano d’altri tempi, e la carta dei cocktail è uno dei migliori trattati di mixologia caraibica che si possa trovare.

Bisogna dire che girare tra questi locali con un budget non illimitato richiede una certa pianificazione: i prezzi nei luoghi turistici de L’Avana sono sensibilmente più alti rispetto al resto del paese, e vale la pena bilanciare le uscite nei posti iconici con le serate nei bar di quartiere frequentati dai cubani, dove il rum è ugualmente buono, costa un decimo e la musica è spesso migliore.

Playa Jibacoa: un giorno di mare fuori dai circuiti

Per la nostra giornata di mare vicino a L’Avana, avevamo scelto Playa Jibacoa invece delle più frequentate e turisticizzate spiagge di Varadero. È stata la scelta giusta. Jibacoa si trova a circa sessanta chilometri a est della capitale, raggiungibile in taxi in circa un’ora di viaggio — sempre su una delle Almendron che ormai ci sembravano vecchie amiche —, e offre spiagge bellissime senza l’atmosfera industriale di Varadero.

L’acqua è cristallina e i fondali rocciosi rendono la zona interessante anche per chi vuole fare snorkeling. Non abbiamo portato attrezzatura con noi, ma anche solo nuotare in quest’acqua trasparente era già un privilegio non indifferente. La spiaggia era frequentata principalmente da cubani con le loro famiglie — cosa non così comune nelle zone balneari dove i resort all-inclusive creano di fatto una separazione geografica tra turisti e locali —, e questo dava al posto un’autenticità piacevolissima.

Viñales e la Valle dei sigari: verso l’estremo ovest

L’ultima grande escursione del viaggio ci ha portati nella Provincia di Pinar del Río, all’estremo ovest di Cuba, nella Valle di Viñales: un paesaggio così bello da sembrare dipinto. I mogotes — queste enormi formazioni rocciose calcaree che si innalzano verticalmente dal fondo della valle con le loro pareti verticali coperte di vegetazione — sono qualcosa che non ha equivalenti facilmente immaginabili. È un paesaggio lunare e tropicale allo stesso tempo, in cui le piantagioni di tabacco si snodano ordinatissime tra i mogotes come un tappeto verde tenuto da giganti di pietra.

Abbiamo visitato una delle aziende agricole familiari che producono tabacco e sigari: una piccola finca gestita da un contadino che ci ha mostrato l’intero processo con una pazienza e un orgoglio encomiabili. La coltivazione del tabacco cubano è un’arte che si tramanda di generazione in generazione, con tecniche che sono rimaste sostanzialmente invariate per secoli. Le foglie essiccate pendevano dai soffitti dei galpones — i capannoni di essiccazione — in file ordinate che creavano un effetto visivo quasi architettonico.

Il momento della prova del sigaro è stato per me un’esperienza nuova. Non sono un fumatore abituale, ma rifiutare un sigaro cubano offerto dal produttore in persona, nella terra dove il tabacco migliore del mondo viene coltivato, sarebbe parso un oltraggio alla tradizione. Ho fumato lentamente, cercando di capire cosa distinguesse quel sigaro da qualsiasi altra cosa avessi fumato prima — e la differenza era reale, tangibile, legata a qualcosa di impalpabile che probabilmente ha a che fare con il territorio, il clima, la cura con cui ogni foglia era stata trattata.

Il Mural de la Prehistoria e la Cueva del Indio

La Valle di Viñales offre anche due attrazioni piuttosto diverse tra loro ma ugualmente memorabili: il Mural de la Prehistoria e la Cueva del Indio.

Il Mural de la Prehistoria è un’opera di dimensioni colossali dipinta direttamente sulla parete verticale di uno dei mogotes: circa 120 metri di larghezza e 80 di altezza, raffigurante scene di evoluzione della vita sulla terra — dai molluschi primitivi agli esseri umani — in colori accesi e vivaci. Fu realizzato negli anni Sessanta su iniziativa di Fidel Castro da Leovigildo González, un allievo del famoso muralista messicano Diego Rivera. Le opinioni sull’opera sono divise: c’è chi la trova kitsch e un po’ propagandistica, chi invece la ammira come esempio di arte pubblica su grande scala. Noi l’abbiamo trovata affascinante nei suoi eccessi, assolutamente coerente con l’estetica visionaria e massimalista che caratterizzava la Cuba rivoluzionaria di quegli anni.

La Cueva del Indio è qualcosa di completamente diverso: un sistema di grotte carsiche che si estende per centinaia di metri nella roccia dei mogotes, con un lago sotterraneo che si percorre in barca. L’ingresso alla grotta avviene a piedi attraverso stalattiti e stalagmiti illuminate in modo un po’ teatrale ma efficace, e poi si sale su piccole imbarcazioni a motore che scivolano silenziosamente attraverso il tunnel acquatico. Il buio, il fresco, il suono dell’acqua che gocciola dalle pareti: è un’atmosfera unica, quasi soprannaturale.

Soroa e il Giardino Botanico: verde nel verde

Prima di rientrare a L’Avana, ci siamo concessi un’ultima deviazione a Soroa, una piccola località nella Sierra del Rosario famosa principalmente per il suo giardino botanico specializzato in orchidee. Il Jardín Botánico Orquideario di Soroa è considerato uno dei più importanti del genere a livello mondiale: ospita centinaia di specie di orchidee, sia cubane che provenienti da tutto il mondo, in un ambiente naturale di foresta tropicale che aggiunge un’ulteriore dimensione all’esperienza.

Camminare tra questi fiori in un contesto così naturale — niente serre di vetro, niente corridoi sterili, ma percorsi tra gli alberi dove le orchidee crescono sui tronchi, sulle rocce, sulle recinzioni di legno —, è un’esperienza di una bellezza tranquilla e profonda. Soroa ha anche una cascata, El Salto, raggiungibile con una breve camminata nella foresta: l’acqua cade per circa ventitré metri in una piscina naturale, e la zona circostante è fresca, ombreggiata, pervasa di quel silenzio della foresta che ti ricorda quanto il mondo sia grande e quanto poco di esso si riesca a conoscere in una vita.

Le case particular: la scelta migliore per viaggiare a Cuba

In tutto il viaggio abbiamo dormito esclusivamente in case particular, e questa scelta ha fatto una differenza enorme nell’esperienza complessiva. Le case particular sono l’equivalente cubano del bed and breakfast: abitazioni private i cui proprietari affittano una o più stanze ai viaggiatori. Sono regolamentate dallo stato, identificabili dall’esterno dalla caratteristica targhetta blu con l’ancora, e rappresentano non solo un’opzione economicamente vantaggiosa rispetto agli hotel ma soprattutto un’opportunità di contatto autentico con la vita quotidiana cubana.

In ognuna delle città dove ci siamo fermati, i proprietari delle case si sono rivelati fonti preziose di informazioni, consigli e storie. Ci hanno aiutati a prenotare i taxi, a trovare i ristoranti migliori — le paladares, i ristoranti privati cubani che spesso hanno una qualità molto superiore alla ristorazione statale —, a orientarci in città che non conoscevamo. Ma soprattutto ci hanno raccontato Cuba dalla prospettiva di chi ci vive dentro: non la Cuba dei libri di storia, non la Cuba delle brochure turistiche, ma la Cuba quotidiana, con le sue difficoltà e le sue gioie, le sue incongruenze e i suoi paradossi.

La qualità delle case particular varia molto: alcune sono semplicissime, con stanze essenziali ma pulite; altre sono vere e proprie ville con giardini, piscine e arredamenti di pregio. Il prezzo riflette questa variazione, ma anche le sistemazioni più semplici hanno sempre offerto letti confortevoli, bagni funzionanti e la colazione inclusa.

I cubani: gentilezza e dignità come stile di vita

Non si può scrivere di Cuba senza parlare delle persone che ci vivono, perché sono loro il vero cuore del paese. I cubani che abbiamo incontrato — nelle case particular, nei taxi, nei bar, per strada — hanno condiviso un tratto comune: una gentilezza che non ha niente di servile, un’apertura che non è necessariamente orientata al guadagno, una curiosità verso il mondo esterno che convive con un orgoglio profondo per la propria cultura e la propria isola.

Cuba è un paese con contraddizioni enormi, e sarebbe disonesto non riconoscerle. Le difficoltà economiche sono evidenti: la scarsità di certi beni, le lunghe code nei negozi statali, la necessità di arrangiarsi con quello che c’è. Ma i cubani che abbiamo conosciuto non si lamentavano — o lo facevano con un’ironia e una leggerezza che trasformavano la lamentela in qualcosa di quasi filosofico. C’è una capacità di vivere il presente, di trovare gioia nelle cose piccole, che fa riflettere profondamente chi viene da paesi dove il benessere materiale è dato per scontato ma la felicità sembra sempre un’altra cosa.

La sicurezza è stata una costante durante tutto il viaggio. Abbiamo camminato di notte in quartieri non turistici, abbiamo preso taxi con sconosciuti, ci siamo avventurati fuori dai percorsi battuti senza mai sentirci a rischio. Questo non significa che Cuba sia un paese senza problemi sociali, ma significa che per i viaggiatori è un posto straordinariamente accogliente e sicuro, dove la cultura dell’ospitalità verso lo straniero è radicata e genuina.

Consigli pratici per chi vuole fare questo viaggio

Alcune cose che abbiamo imparato sul campo e che possono fare la differenza per chi si appresta a visitare Cuba:

Il contante è essenziale. Le carte di credito straniere, soprattutto quelle americane, non funzionano quasi ovunque. Bisogna portare con sé abbastanza valuta da cambiare in loco, e pianificare accuratamente le spese per non trovarsi a corto nelle destinazioni meno frequentate.

I taxi vengono prenotati o trovati sul posto grazie all’aiuto dei proprietari delle case particular, che di solito hanno una rete di contatti affidabili. Concordare il prezzo prima di salire a bordo è sempre una buona idea, ma non bisogna essere ossessivamente orientati al risparmio: il turismo è una delle principali fonti di reddito per molte famiglie cubane, e pagare un prezzo equo è semplicemente la cosa giusta.

Internet a Cuba è limitato e costante più o meno quanto ci si aspetta da un paese dove la connettività è gestita dallo stato. Ci sono hotspot nelle piazze principali dove acquistare schede da usare con il WiFi, ma la velocità è lenta e la copertura irregolare. Il consiglio migliore è quello di usare questa limitazione come un’occasione: senza lo smartphone sempre in mano, si guarda molto di più, si parla molto di più, e ci si accorge di cose che altrimenti si perderebbero.

Il periodo natalizio è un ottimo momento per visitare Cuba: il clima è secco e relativamente fresco rispetto ai mesi estivi, i turisti sono presenti ma non in numero eccessivo, e l’atmosfera festiva che si respira nelle città e nelle case private aggiunge un calore ulteriore a un paese che di calore ne ha già in abbondanza.

Partire e restare: Cuba ti resta addosso

Il volo di rientro dall’Aeroporto José Martí è stato uno di quei momenti in cui non si vorrebbe salire sull’aereo. Non per senso del dovere verso la destinazione che si sta lasciando — e probabilmente qualcosa di simile succede dopo ogni viaggio che vale davvero —, ma per qualcosa di più specifico: la sensazione che Cuba sia un posto che può cambiare se ti lasci cambiare da lei.

Non è la perfezione che ti manca quando parti: è la mancanza di perfezione. Sono le strade sconnesse, i blackout improvvisi, i taxi che si fermano sul ciglio della strada per il quindicesimo minutaggio del motore, le musiche che entrano dalla finestra a qualsiasi ora del giorno e della notte. È tutta quella vita non ottimizzata, non filtrata, non impacchettata per il consumo turistico, che all’improvviso appare come la versione più vera e più onesta che il mondo possa offrire.

Informazioni: dicembre 2019
Sistemazione in case particular in tutte le destinazioni. Spostamenti principali in taxi Almendron, bus notturno per il trasferimento L’Avana-Santiago de Cuba

*Foto reali scattate da Riccardo ed Elena. Viaggio personale e reale fatto, scritto con supporto dell’AI

di Elena e Riccardo