Florida on the road: dalla costa atlantica al Golfo del Messico

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C’è qualcosa di quasi magico nell’idea di atterrare a Miami e sapere che davanti a te non c’è nessun programma rigido, solo una macchina, una mappa e centinaia di chilometri di costa da esplorare. La Florida non è solo una destinazione, è uno stato d’animo: la luce che cambia di ora in ora sull’oceano, il calore dell’asfalto anche in pieno dicembre, i fenicotteri che spuntano dove meno te lo aspetti, e quella sensazione continua di essere in un posto dove il tempo rallenta quasi per decreto. Abbiamo scelto di visitarla durante le feste natalizie, in coppia, con la libertà assoluta di chi non deve rispettare nessun orario tranne quello dei tramonti. Ne è venuto fuori un viaggio che ha toccato quasi tutta la costa atlantica salendo verso nord, poi scendendo lungo il Golfo del Messico fino a chiudere il cerchio a Miami, con una piccola incursione in Georgia che non avevamo pianificato e che si è rivelata una bella sorpresa. 

Il primo impatto: Miami, Fort Lauderdale e i primi passi sulla costa

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© Riccardo Andrian – Fort Lauderdale

L’aereo atterra e fuori ci sono ventisei gradi. Lasciare indietro il freddo europeo per ritrovarsi in maniche corte già all’uscita dell’aeroporto ha qualcosa di liberatorio che non stanca mai. Non ci siamo però fermati subito a Miami, almeno non quella prima sera: l’obiettivo era prendere la macchina, entrare nel ritmo americano della guida, e raggiungere Fort Lauderdale per la prima notte. Sono poco più di quaranta chilometri, ma sono quelli giusti per ambientarsi, per abituarsi a guidare sull’altra carsia, per capire che le distanze qui si misurano in minuti di autostrada e non in chilometri da cartina.

Fort Lauderdale di sera ha una luce particolare. Non è la frenesia di Miami, è qualcosa di più tranquillo, quasi elegante. I canali che attraversano la città la fanno somigliare un po’ a una Venezia tropicale — anche se i confronti di questo tipo andrebbero sempre fatti con molta cautela — e il lungofiume si presta bene a una passeggiata dopo cena. La mattina dopo, però, il vero obiettivo era la spiaggia, e Fort Lauderdale in questo senso non delude: la sabbia è bianca, il mare è già caldo anche a dicembre, e la voglia di buttarsi in acqua è fortissima anche se ci siamo tenuti la prima nuotata per dopo. C’è anche, immancabile, il primo Starbucks della giornata: inizia qui la nostra collezione di tazze, quella particolare ossessione da viaggiatori appassionati che ci porta a cercare la tazza con il nome della città in ogni posto che visitiamo. 

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© Riccardo Andrian – Juno Beach

Lungo la costa atlantica: da Pompano Beach a Vero Beach

Da Fort Lauderdale in su, la costa atlantica della Florida si dispiega in una sequenza di cittadine balneari che si assomigliano nella forma ma ognuna ha la propria personalità. Pompano Beach è la prima, e ci conquista subito: il pier che si allunga sull’oceano, qualche pescatore mattiniero, una tranquillità che contrasta con la vitalità di Fort Lauderdale. È il tipo di posto dove vorresti tornare, magari con più tempo, magari in primavera quando la stagione non è ancora esplosa del tutto.

West Palm Beach è un salto di categoria. Qui si sente l’aria della Florida ricca, quella delle ville sull’oceano e delle barche ormeggiate nei marina privati. Worth Avenue, con le sue boutique e i suoi cortili nascosti, è bellissima da percorrere a piedi anche solo per guardare le vetrine. La spiaggia è eccellente, e il contrasto tra il mondo patinato del lungolago e l’oceano liberissimo e aperto è uno di quei paradossi che la Florida sa gestire benissimo.

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© Riccardo Andrian – Spiaggia in Florida

Jupiter è invece una scoperta più inattesa. Una piccola cittadina con un faro rosso che spicca tra gli alberi, una foce di fiume pigra e verde, e una pace quasi rurale che stona piacevolmente con le aspettative. Il Jupiter Inlet Lighthouse è uno di quei posti che non ti aspetti di trovare così bello, e invece ti fermi più del previsto solo a guardare il modo in cui la luce cambia sul mattone rosso.

Vero Beach chiude questa prima parte di costa con eleganza. È una città che sa di tradizione, di famiglie che tornano ogni estate da generazioni, di negozi di surf che sembrano rimasti fermi negli anni Ottanta nel senso migliore possibile. Ci siamo fermati a passeggiare lungo Ocean Drive e a guardare il mare, che qui è già diverso, più aperto, meno domesticato. È uno di quei posti che rimangono nell’elenco mentale dei “qui ci tornerei volentieri”.

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© Riccardo Andrian – Cocoa Beach

Cocoa Beach e il fascino della costa spaziale

Cocoa Beach merita una notte intera, e noi ce la siamo presa. Il pier di Cocoa Beach è davvero speciale: uno di quei luoghi che ha un’anima propria, fatta di decenni di cultura surf, di ragazzi che ci passano i pomeriggi a leggere le onde, di negozi di tavole e ristoranti con i piedi nell’oceano. Passeggiare sul pier al tramonto è quasi un rito, e il modo in cui la luce arancione si riflette sull’Atlantico è la cartolina perfetta di questo tratto di costa.

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© Riccardo Andrian – Cocoa Beach Pier

La mattina ci siamo concessi una lunga passeggiata sulla spiaggia prima di ripartire. Cocoa Beach non è una spiaggia qualsiasi: è quella spiaggia. Quella che i tecnici della NASA vedevano dall’altra parte della laguna quando preparavano i lanci. Da qui, Cape Canaveral si vede all’orizzonte, o meglio si intuisce, attraverso la vegetazione e il luccichio dell’acqua. Ci siamo avvicinati in macchina quanto bastava per vedere le strutture imponenti dei centri di lancio stagliarsi contro il cielo, quella geometria industriale che fa sempre un certo effetto quando pensi a cosa è partito da lì. Non siamo entrati — i tempi non ce lo permettevano — ma anche solo passare vicino e fermarsi a guardare da fuori vale qualcosa.

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© Riccardo Andrian – Cocoa Beach Pier

New Smyrna Beach, Daytona, St. Augustine e Jacksonville: 4 personalità diverse

New Smyrna Beach ci ha sorpreso in un modo che non avevamo previsto: qui si guida sulla spiaggia. Non in senso figurato, proprio con la macchina sulle quattro ruote nella sabbia compatta, seguendo il tratto di costa percorribile con i veicoli. È un’esperienza stranissima e divertentissima, quasi onirica, guidare con l’oceano a pochi metri dal finestrino e le ruote che lasciano le impronte nella sabbia. Ci siamo fermati per camminare, godendoci quella sensazione di essere in un posto radicalmente diverso da qualsiasi altro.

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© Riccardo Andrian – New smyrna Beach

Daytona Beach è un altro capitolo ancora. La città è famosa nel mondo per il suo circuito, il Daytona International Speedway, e anche se non eravamo lì per una gara, fermarsi a guardare dall’esterno quella cattedrale del motorsport ha il suo peso. Le dimensioni sono impressionanti, e c’è qualcosa di commovente nel pensare alle migliaia di auto che hanno percorso quella curva sopraelevata nel corso dei decenni. Poi la spiaggia, anch’essa guidabile in macchina, con quell’atmosfera un po’ retrò e un po’ frenetica che caratterizza tutta Daytona. Non è la nostra spiaggia preferita del viaggio, ma fa parte del paesaggio della Florida in modo indissolubile.

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© Riccardo Andrian – Daytona Beach

St. Augustine è invece un’altra cosa completamente. Fondata dagli spagnoli nel 1565, è la città più antica degli Stati Uniti, e si vede. Il centro storico ha strade acciottolate, fortezze in pietra corallina, chiese coloniali e un’atmosfera che nessun’altra città della Florida riesce a replicare. Passeggiare per St. George Street, tra i negozi e i ristoranti che occupano edifici che hanno centinaia di anni, è come infilare una tappa europea in un viaggio americano. Il Castillo de San Marcos, la fortezza spagnola che domina la baia, è imponente e perfettamente conservato, e anche solo girarci attorno senza entrare vale la deviazione.

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© Riccardo Andrian – Saint Augustine

Jacksonville è grande, molto grande, una di quelle città americane che si estendono in orizzontale quanto non ti aspetti. Ci abbiamo passato la notte, e la mattina ci siamo concessi un giro per il centro, qualche sosta nei quartieri più interessanti, un Starbucks con la tazza da aggiungere alla collezione. Jacksonville non è la destinazione più romantica del viaggio, ma ha una sua energia urbana che vale la pena di respirare almeno per qualche ora.

Amelia Island e Fernandina Beach: la Florida più inaspettata

Amelia Island è una delle scoperte più belle del viaggio. È un’isola nel senso pieno del termine, separata dalla terraferma, con una storia molto più complessa di quello che ci si aspetterebbe: è passata sotto otto bandiere diverse nel corso della storia, e questo mix di influenze si sente ancora nel carattere del posto. Fernandina Beach, il suo centro principale, è un gioiello vittoriano quasi intatto: case con le verande, un lungofiume su cui si affacciano ristoranti e negozi, e una tranquillità che sembra studiata apposta per chi arriva dalla frenesia delle città.

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© Riccardo Andrian – Fernandina Beach

La spiaggia di Amelia Island è tra le più belle della costa atlantica: sabbia fine, dune, pochissima gente anche in periodo natalizio, e una luce che in certi momenti della giornata trasforma tutto in un dipinto. Ci siamo seduti sulle dune per un po’, guardando l’oceano, senza fretta e senza nessun posto in cui dover arrivare. Sono i momenti che un viaggio on the road sa regalare meglio di qualsiasi altra modalità di viaggio.

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© Riccardo Andrian – Georgia

Verso Apalachicola e il Golfo attraverso la Georgia: la svolta del viaggio

Il trasferimento da Fernandina Beach verso Apalachicola è stato uno dei tratti di guida più inaspettatamente belli di tutto il viaggio. La strada più logica passa attraverso la Georgia, e questo sconfinamento involontario — o quasi — ci ha portati a sfiorare St. George e Fargo, due nomi che non trovereste su nessun itinerario standard. Sono cittadine minuscole dell’entroterra georgiano, circondate da una natura piatta e densa, foreste di pini e strade quasi deserte che attraversano un paesaggio profondamente americano nel senso più autentico del termine. Non ci siamo fermati a lungo, non c’era niente da “vedere” nel senso convenzionale, ma guidare in quel silenzio verde, con il confine di stato alle spalle e il Golfo del Messico ancora lontano davanti, aveva qualcosa di meditativo e di bellissimo. È il tipo di tratto che solo un viaggio on the road può regalare: nessun aereo e nessun treno ti porterebbero mai attraverso St. George, Georgia, e probabilmente sareste d’accordo che è un peccato.

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© Riccardo Andrian – Apalachicola

Attraversare la Florida da est a ovest per raggiungere Apalachicola è uno di quei trasferimenti che sembrano lunghi sulla carta ma che si mangiano in macchina quasi senza accorgersene, soprattutto quando il paesaggio cambia progressivamente e ti rendi conto di star attraversando un pezzo di America profonda e bellissima. Apalachicola si trova sul Golfo del Messico, in quella parte del cosiddetto Panhandle che i turisti frettolosi saltano, e questo è esattamente il motivo per cui è così meravigliosa.

La città è piccola, ha una via principale fiancheggiata da edifici storici, un porto peschereccio e un’atmosfera che sembra rimasta ferma in un’epoca più lenta. Ma quello che ci ha conquistato davvero è stato un pub del centro dove ci siamo fermati a bere qualche birra. Non c’era niente di particolarmente straordinario nel locale in sé — tavoli di legno, birre alla spina, qualche locale seduto ai banconi — ma c’era quell’atmosfera che solo certi posti sanno creare, quella sensazione di essere capitati nel posto giusto al momento giusto, di fare parte per un’ora del tessuto quotidiano di una città che non si cura minimamente di essere scoperta dai turisti.

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© Riccardo Andrian – Ponte per St George Island

Eastpoint, il piccolo centro vicino, è ancora più essenziale, quasi solo un’eco di Apalachicola, ma vale una sosta per guardare la baia e capire di essere in un angolo di Florida che pochi conoscono.

St. George Island: Natale sull’isola deserta

St. George Island è raggiungibile attraverso un lungo ponte che attraversa la baia, e già percorrendo quel ponte si capisce che si sta arrivando da qualche parte di speciale. L’isola è lunga e stretta, con pochissimi abitanti permanenti e una natura quasi intatta: dune, pini, palme, e un oceano che sul versante del Golfo ha quella tonalità di azzurro più chiaro e più verde che lo distingue dall’Atlantico.

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© Riccardo Andrian – St George Island

Ci abbiamo trascorso la notte della vigilia di Natale, in un’isola con pochissime persone in giro, e l’atmosfera era esattamente quella giusta. Niente folla, niente luci di Natale esagerate, niente musica sparata dagli altoparlanti: solo noi, la brezza del Golfo, e un faro bello e solitario all’estremità dell’isola. Il faro di St. George Island è uno di quei luoghi che hanno qualcosa di malinconico e di solenne allo stesso tempo, e visitarlo nel pomeriggio della vigilia, con la luce che calava e le nuvole rosa sull’orizzonte, è stata una di quelle esperienze difficili da descrivere senza diventare retorici.

La sera della vigilia di Natale l’abbiamo trascorsa in un pub dell’isola, in compagnia di pochi altri avventori che come noi avevano scelto di passare le feste lontano da casa. C’era qualcosa di commovente in quella piccola comunità improvvisata, in quelle persone che alzavano il bicchiere a Natale su un’isola quasi deserta del Golfo del Messico. Il 25 mattina ci siamo svegliati presto e siamo andati a correre sulla spiaggia all’alba: il sole che saliva sull’orizzonte, la sabbia fredda sotto i piedi, il Golfo piatto e silenzioso. Non capita tutti i giorni di fare una corsetta di Natale in riva al mare.

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© Riccardo Andrian – Cedar Key

Cedar Key: la cena di Natale sui trampoli

Cedar Key è uno di quei nomi che si sentono raramente, e questo è un peccato, perché l’isola è straordinaria. Piccola, accessibile via strada su un lungo ponte, è un agglomerato di case in legno, barche, locali che sembrano costruiti su palafitte direttamente sull’acqua. L’atmosfera è quella di un Key West meno famoso e molto più autentico, con quella stessa sensazione di essere su un lembo di terra che il mare circonda quasi completamente.

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© Riccardo Andrian – Cedar Key

Ci abbiamo passato la notte di Natale, e la cena è stata perfetta: un locale su quelle che sembravano quasi palafitte, con le finestre sul mare, la luce calda dentro, il vento fuori. Non c’era la folla dei ristoranti di Miami o di Fort Lauderdale, solo poche persone, cibo buono, e quella pace particolare che si trova solo nei posti dove non arriva il turismo di massa. Cedar Key è rimasta nella nostra classifica personale come una delle tappe più belle e meno scontate di tutto il viaggio.

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© Riccardo Andrian – Cedar Key

Tampa, Clearwater e le spiagge del Golfo

Dopo l’atmosfera raccolta e quasi magica delle isole, Tampa è stata un cambio di registro inevitabile. Grande, caotica nel modo americano, con un centro che mescola grattacieli e quartieri storici, Tampa è una città che funziona bene proprio perché non prova a essere qualcosa che non è. Il quartiere di Ybor City, con la sua storia cubana e le sue strade colorate, è particolarmente interessante da esplorare a piedi, e anche qui non ci siamo fatti mancare la tappa all’Hard Rock Cafe — anzi, Tampa è una delle sedi storiche, e vale sempre la pena di entrare.

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© Riccardo Andrian – Tampa

Clearwater Beach è qualcosa di diverso. È sistematicamente classificata tra le spiagge più belle degli Stati Uniti, e guardandola si capisce perché: la sabbia è di un bianco quasi accecante, il mare del Golfo è quella sfumatura di turchese che sembra finta, e anche fuori stagione l’atmosfera è quella di un posto che sa benissimo di essere speciale. Abbiamo passeggiato per un bel po’ lungo la riva, raccogliendo conchiglie.

Honeymoon Island, a poca distanza, è un parco statale su un’isola accessibile in macchina, e qui abbiamo fatto il bagno. Il Golfo del Messico in dicembre è sorprendentemente mite, l’acqua era perfettamente calda da nuotare, e la spiaggia del parco, meno frequentata di quella di Clearwater, aveva quella qualità rara di sembrare quasi selvaggia nonostante la vicinanza con la città. È uno di quei bagni che ricordi non per le condizioni straordinarie ma per il contesto: il sole, il silenzio, la sorpresa di trovare qualcosa di così bello in un posto che non ti aspettavi.

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© Riccardo Andrian – Honeymoon Island

Treasure Island ci ha poi regalato uno dei momenti più rilassati del viaggio: una sosta allo Sloppy Joe’s, un bar sull’oceano con quella vibes caraibica e da spiaggia che alcuni locali americani sanno creare con naturalezza. Qualcosa da bere, i piedi quasi nella sabbia, il tramonto davanti. Non serve molto di più.

St. Petersburg chiude questo capitolo con tono da città vera: gallerie d’arte, murales, mercatini, vita di quartiere. Il lungolago è bellissimo, e il centro ha una densità culturale che sorprende per una città di queste dimensioni.

Venice, Fort Myers e i manatee

Venice, Florida, non ha molto a che fare con la città italiana se non il nome — ma ha una sua grazia quieta che vale la sosta. La spiaggia è famosa per i denti di squalo fossili che si trovano nella sabbia, una di quelle stranezze geologiche che rendono ogni posto unico. Noi qualche dente lo abbiamo cercato, senza trovarlo. Il centro di Venice ha quella qualità dei posti costruiti con cura e poi rimasti così, con le palme lungo le strade principali e una piazza che potrebbe stare benissimo in una città italiana di provincia.

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© Riccardo Andrian – Manatee Park

Fort Myers è più grande e più caotica, ma ha un asso nella manica che vale da solo la tappa: il Manatee Park. I lamantini sono animali straordinari, una di quelle creature che sembrano uscite da un altro tempo, lenti e giganteschi e incredibilmente tranquilli. Nel canale che costeggia il parco si raccolgono in numero elevato durante i mesi invernali, attratti dall’acqua più calda che fuoriesce da una centrale elettrica vicina. Guardare queste masse scure e rotonde muoversi nell’acqua verde, sentire il rumore della loro respirazione quando emergono in superficie, è un’esperienza che appartiene a una categoria diversa da quella del turismo ordinario. È il tipo di cosa che ti ricordi ancora anni dopo.

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© Riccardo Andrian – Lamantino

Naples e il Collier Seminole State Park

Naples, non la nostra Napoli ma quella americana del Golfo del Messico, è una città che stupisce per la cura con cui è tenuta. Il lungomare è elegante, il pier si allunga sull’acqua del Golfo in modo quasi cinematografico, e la spiaggia è di quel bianco fine e compatto che caratterizza tutta questa costa. Ci abbiamo passato una notte, e la mattina siamo scesi in spiaggia per un altro bagno: anche qui il Golfo era caldo, l’acqua trasparente, e la spiaggia praticamente deserta.

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© Riccardo Andrian – Collier Seminole State Park

Il Collier Seminole State Park, poco fuori dalla città, è un assaggio di quella Florida più selvaggia e difficile da domare che si trova negli entroterra del sud dello stato. Mangrovie, paludi, vegetazione fitta e impenetrabile: è il paesaggio che preannuncia le Everglades e che prepara mentalmente a quello che si vedrà di lì a poco.

Le Everglades: l’incontro con gli alligatori

Attraversare le Everglades è una delle esperienze più particolari che la Florida possa offrire. Non è un parco nel senso tradizionale del termine, non ci sono percorsi obbligati o aree recintate: è semplicemente un enorme ecosistema che si attraversa su una strada quasi rettilinea, con l’acqua e la vegetazione che si estendono all’orizzonte da entrambi i lati.

Gli alligatori li abbiamo visti di sfuggita, molto prima di quanto ci aspettassimo. Prima uno, immobile sul bordo dell’acqua come un tronco caduto, poi un altro, poi ancora altri. Ci siamo fermati più volte, sempre con la dovuta prudenza e sempre restando vicini alla macchina, per guardarli da una distanza rispettosa. C’è qualcosa di affascinante e insieme di vagamente inquietante nel trovarsi faccia a faccia — anche da lontano — con un animale così primordiale, così poco modificato dall’evoluzione rispetto ai suoi antenati di milioni di anni fa. Le Everglades non sono un posto che si “visita” nel senso convenzionale: sono un posto che si attraversa, che si sente, che ti rimane addosso in modo molto diverso da una città o da una spiaggia.

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© Riccardo Andrian – Miami Beach

Miami: il gran finale

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© Riccardo Andrian – Miami

Miami è la chiusura perfetta di un viaggio così, e non solo perché è il punto di partenza del volo di ritorno. È una città che ha la capacità rara di essere tutto contemporaneamente: frenetica e rilassata, lussuosa e popolare, americana e latinissima. Ci abbiamo passato tre notti, e ogni giorno ha avuto il suo ritmo e la sua personalità.

Miami Beach

Miami Beach è ovviamente il primo capitolo. South Beach con le sue architetture Art Deco dipinte in colori pastello, l’Ocean Drive con i tavolini dei bar che traboccano sul marciapiede, la fila di palme sulla spiaggia, il mare che cambia colore a seconda dell’ora del giorno: è uno di quei posti che si riconoscono immediatamente perché li si è visti in mille film e fotografie, eppure dal vivo ha una qualità che le immagini non riescono a catturare completamente. Abbiamo passeggiato a lungo, ci siamo seduti in qualche bar a guardare la gente, e ci siamo concessi un drink con vista sul tramonto che valeva da solo tutto il viaggio. 

La spiaggia di Miami Beach è esattamente quello che ci si aspetta, con quella sabbia chiara e quell’acqua dall’azzurro intenso, e anche qui il bagno era d’obbligo: l’Atlantico a Miami in dicembre è più fresco del Golfo, ma ancora perfettamente godibile.

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© Riccardo Andrian – Miami Beach

Calle 8 e Little Havana

Calle 8 e Little Havana sono il cuore latino di Miami, e qui la città cambia faccia completamente. I colori si fanno più intensi, la musica si sente dagli ingressi dei ristoranti, i bar all’aperto servono succhi di frutta freschi e caffè cubano che arriva in bicchierini minuscoli e potentissimi. 

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© Riccardo Andrian – Calle Ocho Little Havana Miami

Little Havana è uno di quei quartieri che sembrano davvero trasportati da un’altra città, da un’altra cultura, quasi da un altro paese, e questo è esattamente il motivo per cui è così affascinante. La Calle 8 Walk of Fame, con le stelle dedicate ai grandi della musica e della cultura cubana, è bellissima da percorrere. E poi c’è Los Pinarenos Frutería. Questo piccolo negozio di frutta su Calle 8 ha una storia personale che per noi è diventata parte del viaggio in un modo inaspettato. Ci eravamo stati entrambi in viaggi precedenti, separatamente, prima di conoscerci — e quando lo avevamo scoperto, in uno di quei primi momenti di confidenza in cui si raccontano i viaggi passati, era sembrata una coincidenza quasi romantica. Tornare qui insieme, fermarsi a bere qualcosa seduti fuori, guardare i venditori di frutta e il viavai di Calle 8, aveva qualcosa di circolare e di commovente. È uno di quei posti che non entrerà mai nelle guide dei grandi itinerari ma che per noi rimarrà sempre speciale.

Miami downtown

Il downtown di Miami, con i suoi grattacieli che si specchiano nella Biscayne Bay, è un altro capitolo ancora: più formale, più americano nel senso convenzionale del termine, con quell’energia da metropoli che a Miami convive sempre con il clima da spiaggia tropicale.

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© Riccardo Andrian – Vista di Miami dal ponte del film “I due superpiedi quasi piatti”

E poi c’è un famoso ponte per appassionati di Bud e Terence. Il 5th Street Bridge, il ponte che ha fatto da set a quella celebre scena del film con Bud Spencer e Terence Hill dove Bud guarda verso Miami e dice quella battuta indimenticabile “questa non è una città, questo è un vero cesso”, è uno di quei luoghi che si visitano con la consapevolezza di entrare in un pezzo di memoria collettiva dei loro fan. Non è un monumento nel senso tradizionale, ma è uno di quei posti che per intere generazioni ha un peso affettivo preciso, e arrivarci fisicamente, guardare lo stesso skyline (anche se ormai diverso con nuovi palazzi) dalla stessa angolazione, ha il suo effetto. 

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© Riccardo Andrian – Seminole Hard Rock Cafè Hotel & Casino

Serata al Seminole Hard Rock Hotel & Casino

La serata al Seminole Hard Rock Hotel & Casino è stata la ciliegina finale. L’edificio a forma di chitarra gigante è già di per sé uno spettacolo architettonico difficile da ignorare: lo vedi brillare di notte da lontano, enorme e kitsch e spettacolare nel modo americano che non ti aspetti di amare ma che poi ami inevitabilmente.

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© Riccardo Andrian – Seminole Hard Rock Cafè Hotel & Casino

Dentro, il casinò è un mondo separato dal resto dell’universo, senza finestre, senza senso del tempo, con il suono continuo delle slot machine e i tavoli verdi illuminati. Non siamo grandi giocatori — qualche dollaro alle slot, qualche mano a un tavolo — ma l’esperienza di trascorrere una serata in quel contesto, cenando bene e giocando qualche ora, è parte integrante della visita a Miami nel modo più onesto possibile.

Un viaggio lungo la spina dorsale della Florida

Guardando indietro a tutte queste tappe, quello che colpisce non è solo la varietà dei paesaggi — e ce n’è davvero tanta, dalla spiaggia urbana di Fort Lauderdale alle mangrovie del Collier Seminole, dalle paludi delle Everglades alle dune di Amelia Island — ma la sensazione di aver visto una Florida che esiste oltre le cartoline. Una Florida fatta di isole quasi deserte a Natale, di pub con poca gente dove si beve birra guardando il tramonto sul porto, di lamantini pigri che respirano nell’acqua verde, di corsette all’alba sulla sabbia il 25 dicembre.

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© Riccardo Andrian – Daytona Beach

La libertà del viaggio on the road, in questo senso, è insostituibile: non si sarebbe potuto costruire questo itinerario con nessun altro mezzo. La macchina ti permette di fermarti quando vuoi, di deviare quando qualcosa attira l’attenzione, di rallentare nei tratti di strada più belli e di accelerare in quelli meno interessanti. È il viaggio che si adatta a te, non tu al viaggio.

E poi c’è il piacere semplice ma potente delle tazze Starbucks collezionate città per città, delle soste agli Hard Rock Cafe come check-point lungo il percorso, delle birre improvvisate nei pub che non trovi sulle guide. Sono queste le cose che, alla fine, rendono un viaggio davvero tuo. La Florida ce le ha offerte tutte, con quella generosità solare che le appartiene da sempre.

Informazioni: dicembre 2019
Volo: Arrivo e partenza da Miami con noleggio auto.

*Foto reali scattate da Riccardo ed Elena. Viaggio personale e reale fatto, scritto con supporto dell’AI

di Elena e Riccardo