Francia on the road: due settimane tra mare, vigneti e borghi dimenticati

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Agosto è il mese in cui la Francia esplode di vita, di colori, di gente in vacanza, e viaggiarla in auto significa potersi fermare dove si vuole, cambiare idea all’ultimo minuto, scoprire un paese che non era segnato su nessuna cartina. Questo viaggio è stato esattamente quello: due settimane di asfalto, panorami che tolgono il fiato, città che raccontano secoli di storia e angoli di costa così belli da sembrare dipinti. Si parte da Roma, si attraversa l’Italia, si valica il confine e poi la Francia si apre davanti come un libro enorme, denso, meraviglioso. Dal Mediterraneo all’Atlantico, dai Pirenei alla Costa Azzurra, passando per Andorra, un assaggio di Spagna e borghi che non ti aspetti. 

La prima tappa: Marsiglia e il profumo del Mediterraneo

Arrivare a Marsiglia dopo ore di autostrada è come tuffarsi in un’altra dimensione. La città ti accoglie con il caos, il rumore, il profumo di sale e spezie che arriva dal porto. Non è una città facile, Marsiglia, non è levigata per il turismo come Parigi o Nizza: è autentica, a tratti ruvida, ma è proprio questo che la rende indimenticabile. Abbiamo dormito qui due notti, il tempo giusto per assorbire l’energia di un posto che vive sempre a mille.

Il cuore pulsante è il Vieux-Port, il vecchio porto, dove ogni mattina arrivano le barche dei pescatori e la gente del quartiere fa la spesa di pesce fresco con quella familiarità che solo i luoghi vivi possiedono. Noi ci siamo seduti su una panchina a guardare le barche ondeggiare, un caffè in mano, e per un momento ci è sembrato di far parte della città. La basilica di Notre-Dame de la Garde domina tutto dall’alto della sua collina, e la salita vale assolutamente la fatica: da lassù Marsiglia si stende sotto di te come un panorama infinito, con il mare che brilla e le isole all’orizzonte. È uno di quei posti che resti a guardare molto più a lungo di quanto avessi previsto.

Il vero momento magico di Marsiglia, però, è stato in mare. Abbiamo preso un’imbarcazione per visitare il Parco Nazionale delle Calanques, e da quel momento il viaggio ha cambiato sapore definitivamente. Le calanques sono insenature di roccia bianchissima che scendono a picco nel mare, creando delle piscine naturali di un turchese quasi impossibile da descrivere. È dove fare un tuffo è stato un vero piacere. La barca scivolava tra le pareti di calcare mentre noi stavamo in silenzio, a bocca aperta. Calanque d’En-Vau, Calanque de Port-Miou, Calanque de Morgiou: ognuna è diversa dall’altra, ognuna è perfetta a modo suo. In agosto il parco è affollatissimo, ma in barca riesci ad arrivare dove a piedi ci vorrebbero ore, e puoi godertele in una luce completamente diversa. È stata senza dubbio una delle esperienze più belle dell’intero viaggio.

Narbona e Carcassonne: storia medievale tra le vigne

Lasciata Marsiglia, la strada si snoda verso ovest tra i filari di vite del Languedoc, una regione che in Italia non conosce quasi nessuno ma che merita moltissimo. Narbona è una sosta veloce, una città affacciata su un canale che ha qualcosa di malinconico e bellissimo allo stesso tempo. La cattedrale di Saint-Just et Saint-Pasteur è rimasta incompiuta per secoli, e questo la rende ancora più affascinante: è come un gigante a metà, potente e incompiuto. Ci siamo persi nel centro storico, abbiamo comprato qualcosa in un mercato e poi siamo ripartiti verso quella che era la tappa più attesa di questa parte del viaggio.

Carcassonne è una di quelle cose che vedi nelle foto e pensi che siano troppo belle per essere vere. Poi ci arrivi, e sei ancora più stupito di quanto pensassi. La Cité, la città medievale che torreggia sulla collina con le sue torri e le sue mura doppie, è un capolavoro assoluto di architettura militare medievale e uno dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco meglio conservati al mondo. Di notte, con le mura illuminate, fa venire i brividi. Abbiamo dormito qui una notte, il che ci ha permesso di vivere la magia che pochi turisti conoscono: la mattina presto, quando i pullman non sono ancora arrivati, la Cité è quasi deserta. Camminare tra quei vicoli stretti in quel silenzio irreale, con la pietra antica intorno e la luce del mattino che filtrava tra le torri, è stato uno di quei momenti che non dimentichi.

Abbiamo girato liberamente per le strade interne, abbiamo fotografato ogni angolo, siamo saliti sui bastioni a guardare la città bassa e la campagna intorno. Carcassonne è il tipo di posto che potrebbe sembrare un set cinematografico, ma che è tremendamente reale, denso di secoli e di storie.

Andorra la Vella: un piccolo stato tra le montagne

Dal Languedoc ai Pirenei il paesaggio cambia in modo drastico e meraviglioso. La strada che sale verso Andorra è già spettacolare di suo: curve strette, picchi rocciosi, vallate profonde che lasciano senza parole. Andorra la Vella, la capitale del principato, è una piccola sorpresa incastonata tra le montagne. Non è il posto più pittoresco che abbiamo visitato nel viaggio, sia onesti: il centro è dominato da negozi duty-free e centri commerciali che richiamano acquirenti da tutta Europa. Ma ha un suo fascino peculiare, quello di uno stato microscopico che vive in un certo senso fuori dal tempo e fuori dalle regole ordinarie.

Abbiamo passato mezza giornata qui, girovagando per il Barri Antic, il centro storico, che è invece genuino e silenzioso. La Casa de la Vall, l’antico parlamento, vale una sosta. E poi c’è il piacere semplice di essere in uno dei microStati europei, di attraversare confini in poche centinaia di metri, di respirare aria di montagna pura ad agosto. Prima di ripartire ci siamo fermati da Starbucks, come da tradizione in ogni città che ci offre l’occasione, e abbiamo aggiunto una tazza alla nostra collezione.

Pau: eleganza pirenaica

Pau è una di quelle città che ti sorprendono perché non te le aspettavi così belle. Capoluogo del Béarn, con una storia legata ai re di Navarra e a Enrico IV di Francia che qui nacque, Pau ha un’eleganza tranquilla e raffinata che non strilla, ma si fa sentire. Il castello è magnifico, il boulevard des Pyrénées è uno dei viali più spettacolari che abbia mai percorso: una passeggiata panoramica affacciata sulla catena dei Pirenei che nelle giornate limpide mostra vette innevate anche ad agosto. Ci siamo fermati più volte solo per guardare, per capire se era reale.

Il centro storico di Pau ha una vita vera, non artificiale: mercati, locali, gente che passeggia con quella leggerezza francese che sembra sempre così naturale. Abbiamo passeggiato per il quartiere del castello, abbiamo preso qualcosa in un caffè en plein air e abbiamo goduto di quella sensazione rara di essere in una città bella che non è ancora divorata dal turismo di massa. Una notte sola qui è stata poco, ma ci ha regalato il desiderio di tornare.

Saint-Jean-de-Luz e il gioiello basco sull’oceano

Scendere dai Pirenei verso il Paese Basco francese è come passare da un film a un altro. Il paesaggio si ammorbidisce, il verde si fa intenso, e poi all’improvviso eccolo: l’oceano. Saint-Jean-de-Luz è una cittadina balneare che ha tutto quello che cerchi in una vacanza al mare e in più il carattere fortissimo della cultura basca. Le case bianche con le finestre e i balconi rossi, le stradine del centro piene di negozi di specialità locali, la spiaggia ampia e riparata dalla baia che la rende perfetta anche quando il vento atlantico soffia forte.

Abbiamo dormito qui due notti, e sono state due notti ottime. La spiaggia Grande Plage è bellissima, con la sabbia fine e l’acqua che, diversamente dal Mediterraneo, ha una forza propria, un’energia diversa. Le onde atlantiche hanno un ritmo diverso: più lente, più potenti, con quel suono profondo che non smette mai. Ci siamo seduti sulla spiaggia al tramonto e il cielo si è tinto di arancio e viola in modo così teatrale da sembrare esagerato.

La città in sé merita ogni minuto: la chiesa di Saint-Jean-Baptiste, dove Luigi XIV sposò Maria Teresa d’Austria nel 1660, è un gioiello dell’architettura basca. Il lungomare è vivace ma non caotico. I negozi di alimentari locali vendono formaggi baschi, dolci, conserve e prodotti artigianali che ci hanno tenuti impegnati per un bel pezzo. Saint-Jean-de-Luz è uno di quei posti che vorresti tenere per te, che non vorresti vedere sui depliant di tutti, anche se in realtà meriterebbe molto più riconoscimento internazionale di quanto non abbia.

San Sebastián: la perla della costa basca spagnola

Attraversare il confine tra Francia e Spagna in questa zona è quasi impercettibile: la lingua cambia, i cartelli cambiano, ma il paesaggio e l’architettura rimangono fratelli. San Sebastián, o Donostia in basco, è una delle città più belle che abbia mai visto. Punto. Non è un’iperbole: è semplicemente vero. La Bahía de la Concha, la spiaggia che abbraccia il centro città in una mezzaluna perfetta, è considerata tra le più belle d’Europa, e dopo averla vista di persona capisco perché questa classifica non è marketing ma realtà.

Abbiamo dormito una notte qui, e ogni ora è stata usata bene. La spiaggia della Concha con il suo paesaggio urbano circostante è qualcosa che toglie il respiro: da un lato il Monte Urgull, dall’altro il Monte Igueldo, e in mezzo l’isolotto di Santa Clara. Ci siamo seduti sulla sabbia e per un po’ non siamo riusciti a fare altro che guardare. La città vecchia, la Parte Vieja, è un labirinto di strade strette dove i pintxos sono ovunque e l’atmosfera è festosa anche nel mezzo della settimana.

Abbiamo girato per la città a piedi, abbiamo camminato lungo il lungomare, abbiamo salito parte del Monte Urgull per goderci la vista dall’alto. San Sebastián ha quella qualità rara delle città che funzionano su tutti i livelli: esteticamente impeccabile, culturalmente ricca, vivace ma non soffocante. Sarebbe rimasta la città più bella del viaggio se non ci fosse stata la concorrenza fortissima di ciò che sarebbe venuto dopo.

Biarritz: glamour atlantico

Tornati in Francia, Biarritz è la tappa naturale. Città simbolo del surf europeo, con una storia legata all’aristocrazia europea dell’Ottocento e alle vacanze di Napoleone III ed Eugenia di Montijo, Biarritz è elegante e selvaggia allo stesso tempo. La Grande Plage è scenografica, con il Casino in fondo e le onde che si frangono con forza. Il Rocher de la Vierge, uno scoglio raggiungibile tramite una passerella sul mare, offre uno dei panorami più spettacolari di tutta la costa.

Biarritz non è la città più raccolta e intima del viaggio, ma ha un’energia magnetica. Abbiamo passato qualche ora a camminare lungo i belvedere, a guardare i surfisti nell’acqua, a esplorare le vie del centro. È il tipo di posto in cui capisce perché i re e gli imperatori del diciannovesimo secolo ci venivano a riposarsi: c’è qualcosa nell’aria, nella luce, nell’orizzonte atlantico che rende tutto più grande.

Il Bassin d’Arcachon: un mondo d’acqua tra pinete e dune

Da Biarritz la strada punta verso nord, verso uno degli angoli più particolari di tutta la Francia: il Bassin d’Arcachon, un lago salato enorme che si apre sull’oceano attraverso un canale, circondato da pinete, villette vittoriane e un paesaggio che cambia colore con la luce. Andernos-les-Bains è la nostra base per la notte: un paese tranquillo, affacciato sull’acqua, con una jetée vecchissima che si allunga in mezzo al bacino e sembra uscita da un romanzo di fine Ottocento.

Il mattino seguente abbiamo esplorato il bacino in modo sistematico. Arcachon, la città più grande della zona, ha un’architettura stravagante e affascinante, con le sue ville Belle Époque nella Ville d’Hiver aggrappate alla collina tra i pini. Il lungomare è piacevole, le spiagge sul bacino calme e protette.

Ma il momento più memorabile è stato la Dune du Pilat. Non ero preparato a quello che avrei trovato: la duna più alta d’Europa, cento metri e passa di sabbia pura che si erge improvvisamente dalla foresta di pini e guarda da un lato il bacino e dall’altro l’oceano aperto. Salirla non è uno scherzo: la sabbia scivola sotto i piedi e il sole di agosto rende la fatica ancora più intensa. Ma quando sei in cima, quando il vento ti accarezza e vedi quel panorama impossibile, dimentichi immediatamente la fatica. È uno di quei posti che non riesci a spiegare finché non ci sei stato.

Cap Ferret, l’appendice sottile di terra che chiude il bacino, merita una visita assoluta. Abbiamo salito il faro, che regala una vista a 360 gradi sul bacino da un lato e sull’oceano dall’altro: è come stare sospesi tra due mondi diversi. Il faro di Cap Ferret è uno dei più fotografati di Francia, e lo capisce chiunque ci salga. Il villaggio di Lège-Cap-Ferret è pittoresco e vivace, pieno di locali e di vacanzieri chic che ci vengono d’estate. Le spiagge sull’Oceano qui sono diverse da quelle sul bacino: più selvagge, con onde più forti e dune basse che le precedono.

Abbiamo continuato la nostra esplorazione verso nord, lungo la costa. Le Haut-Maubuisson è un villaggio di villeggiatura tranquillo, con quella qualità dimessa e genuina che in agosto è preziosa. Le Verdon-sur-Mer, all’estremità della penisola che separa l’estuario della Gironda dall’oceano, è un posto quasi fuori dal mondo: vento forte, faro, paesaggio marino aperto e ventoso che sa di fine della terra.

La Rochelle e l’Île de Ré: mare, sale e asini con il cappello

La Rochelle è una delle città portuali più belle di Francia, e lo dice chiunque ci sia passato. Le sue tre torri medievali che guardano il porto vecchio, i portici gotici sotto cui si cammina protetti dalla pioggia o dal sole, il mercato coperto, le strade del centro piene di vita: La Rochelle ha una personalità fortissima e una storia che si sente ad ogni angolo. È stata per secoli uno dei porti più importanti d’Europa, punto di partenza per il Nuovo Mondo, e quella grandezza passata si respira ancora nell’architettura e nella scala degli edifici.

Ma la vera sorpresa di questa parte del viaggio è stata l’Île de Ré, dove abbiamo dormito due notti. L’isola, collegata alla terraferma da un ponte lungo quasi tre chilometri, è un altro pianeta rispetto alla frenetica estate francese. Villaggi imbiancati a calce, strade strette percorribili solo in bicicletta, saline antichissime, spiagge ampie e ventose: l’Île de Ré ha un carattere tutto suo, elegante e rilassato allo stesso tempo.

Abbiamo girato l’isola quasi interamente, fermandoci nei borghi, camminando lungo le strade sterrate che costeggiano le saline dove il sale viene ancora raccolto a mano. Ma la cosa che mi ha colpito di più, quella che ho raccontato a tutti al ritorno, sono stati gli asini con il cappello di paglia. Sì, avete letto bene: sull’Île de Ré esiste la tradizione degli ânes en culotte, gli asini con i pantaloni, ma ancor più caratteristici sono quelli che d’estate portano un piccolo cappello di paglia per proteggersi dal sole. È una delle immagini più dolci e surreali del viaggio, e li abbiamo incontrati in un piccolo allevamento lungo la strada. Impossibile non fermarsi a fotografare.

Il fenomeno della marea sull’isola è qualcosa da vedere: l’escursione tidali qui è notevole, e ci sono ore in cui la linea dell’acqua si ritira di centinaia di metri rivelando distese di sabbia e fango che erano sommerse qualche ora prima. È uno spettacolo naturale affascinante, che cambia il paesaggio in modo radicale nel giro di poche ore.

Bordeaux e Saint-Émilion: nel cuore del vino francese

Da Bègles, la nostra base operativa per due notti nell’area di Bordeaux, la città è raggiungibile in pochi minuti. Bordeaux è stata per noi una rivelazione. Ci aspettavamo una città bella, e l’abbiamo trovata straordinaria. Il centro storico è interamente Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, e camminando per le sue vie neoclassiche si capisce immediatamente perché. La Place de la Bourse con il suo specchio d’acqua che riflette la facciata del palazzo settecentesco è uno degli scorci più fotografati di Francia, e non stanca mai.

La Cité du Vin è stata una delle esperienze più particolari del viaggio. Questo museo interattivo e multisensoriale dedicato alla cultura del vino è alloggiato in un edificio che da solo vale la visita: una struttura che sembra ondeggiare, con forme ispirate ai vortici del vino nel bicchiere. All’interno si impara tutto sul vino, dalla storia alla produzione, dai rituali culturali ai percorsi di degustazione delle diverse regioni del mondo. Non è un museo noioso: è coinvolgente, visivamente spettacolare, con installazioni che ti immergono in un viaggio multisensoriale. Al settimo piano c’è un belvedere da cui Bordeaux si vede tutta, con la Garonne che brilla in lontananza.

Saint-Émilion merita un capitolo a parte. Questo borgo medievale costruito su calcare, con le sue chiese scavate nella roccia e le sue strade di ciottoli, è circondato da vigneti in ogni direzione. Abbiamo girovagato per le cantine bordolesi nel pomeriggio: alcune sono edifici storici magnifici, con cantine sotterranee che conservano migliaia di bottiglie in un silenzio quasi religioso. Saint-Émilion è un posto che ti fa capire come il vino non sia solo una bevanda ma un paesaggio, una cultura, un modo di stare al mondo.

Prima di lasciare Bordeaux, una sera ci siamo concessi la cena all’Hard Rock Cafe, come da nostra piccola tradizione di viaggio. Un momento di leggerezza, di musica alta e atmosfera americana in mezzo a tanta Francia: ci sta sempre bene.

Avignone: la città dei papi

Il ritorno verso est porta ad Avignone, e anche qui le aspettative sono state superate. Avignone è famosa per il suo Palais des Papes, il palazzo dei papi costruito nel quattordicesimo secolo quando la sede pontificia si trasferì qui da Roma per quasi settant’anni. L’edificio è immenso, possente, quasi minaccioso nella sua solidità. Ci siamo fermati a lungo davanti, girandogli intorno, osservandone i dettagli.

La città vecchia di Avignone è racchiusa da mura medievali quasi completamente intatte, il che le dà un aspetto di straordinaria integrità storica. Il Pont d’Avignon, il famoso ponte parzialmente crollato sul Rodano, è uno dei simboli più riconoscibili di Francia. Lo abbiamo visto al tramonto, con la luce arancione che tingeva la pietra chiara e il fiume che scorreva quieto sotto di noi: un’immagine perfetta.

Anche Avignone ha una vita culturale vivacissima: è la città del Festival di Avignone, uno dei più grandi festival teatrali del mondo, e l’atmosfera artistica si sente anche al di fuori dei periodi festivalieri. Le strade del centro sono piene di gallerie, librerie e locali con un carattere decisamente bohémien.

Saint-Jean-Cap-Ferrat e il principato di Monaco

Il finale di viaggio è tutto Costa Azzurra, e che finale. Saint-Jean-Cap-Ferrat è una penisola tra Nizza e Monaco che è sinonimo di lusso discreto, di giardini magnifici che scendono fino al mare, di ville nascoste tra i pini e gli ulivi. Il sentiero costiero che gira intorno alla penisola è uno dei più belli del Mediterraneo: permette di vedere il mare da prospettive sempre diverse, tra la roccia e la vegetazione mediterranea, con quel profumo di salsedine e erbe aromatiche che è il profumo del sud della Francia.

Monaco è lì vicino, e sarebbe stato un peccato non fare una tappa nel più piccolo Stato indipendente al mondo dopo il Vaticano. Il Principato ha un fascino particolare: è piccolo, ordinato, lucente come un gioiello. Il porto con i superyacht, il palazzo dei Grimaldi, la cattedrale dove è sepolta Grace Kelly, il Casino di Montecarlo: tutto contribuisce a creare un’atmosfera che è allo stesso tempo reale e irreale, come se si vivesse dentro un set cinematografico di lusso. Non è la Francia vera, Monaco è un mondo a parte, ma è un mondo affascinante da esplorare anche solo per qualche ora.

Cap Martin: il finale perfetto

L’ultima notte la passiamo a Cap Martin, subito oltre Monaco verso l’Italia, un posto che è tutto quello che la Costa Azzurra sa essere quando non si stanca di essere bella. Cap Martin è silenzioso, quasi austero rispetto al glamour del principato vicino, con il suo sentiero costiero tra gli ulivi e le ville novecentesche nascoste nella vegetazione. Era il posto giusto per fermarsi, per guardare indietro mentalmente alle settimane appena vissute, per cercare di mettere in ordine tutte le immagini, i suoni, i sapori accumulati.

Il mare qui è quello del Mediterraneo, il nostro mare, quello da cui siamo partiti settimane prima sulle calanques di Marsiglia. Sembrava un cerchio che si chiudeva, una storia che trovava la sua conclusione naturale prima del lungo ritorno verso Roma.

Due settimane di strada, mille ricordi

Abbiamo percorso migliaia di chilometri, abbiamo dormito in città medioevali e in borghi di campagna, abbiamo visto l’oceano e il Mediterraneo, abbiamo salito una duna altissima e un faro storico, abbiamo camminato sulle mura di Carcassonne e sulle rive dell’Île de Ré, abbiamo aggiunto tazze alla nostra collezione di Starbucks in giro per l’Europa e abbiamo cenato con la musica dell’Hard Rock. Abbiamo attraversato un principato e uno Stato micro, abbiamo sentito parlare basco e occitano, abbiamo visto asini con il cappello di paglia e calanques di un turchese impossibile.

Informazioni: agosto 2022
In auto partendo da Roma fino alla costa ovest della Francia.

*Foto reali scattate da Riccardo ed Elena. Viaggio personale e reale fatto, scritto con supporto dell’AI

di Elena e Riccardo