C’è un momento preciso in cui capisci che l’Irlanda ti ha già conquistato. Non è quando vedi le Cliffs of Moher per la prima volta, né quando entri in un pub di Derry con la musica tradizionale che rimbalza tra le pareti di legno scuro. È molto prima: è quando, pochi chilometri dopo aver lasciato l’aeroporto di Dublino, ti ritrovi a guidare sul lato sinistro della strada, il cuore in gola, le mani strette al volante, e fuori dal finestrino si apre una distesa di verde così intenso da sembrare dipinta. Un verde che non esiste altrove. Un verde che non dimentichi più.
Abbiamo attraversato l’isola da sud a nord, dall’Irlanda all’Irlanda del Nord, attraverso paesaggi che cambiano di continuo ma mantengono sempre quella stessa qualità silenziosa e quasi magica. Strade strette e quasi deserte, pecore che sbucano da ogni curva come se il traffico fosse cosa loro, fari solitari affacciati sull’Atlantico, abbazie medievali che affiorano dal nulla tra i campi. Un viaggio ad agosto, con il clima capriccioso tipico dell’isola, qualche pioggia improvvisa e tanti momenti di luce radente che rendevano ogni angolo di paesaggio qualcosa di straordinario.
Da Dublino verso ovest: il primo assaggio dell’Irlanda profonda
Atterrati a Dublino, non perdiamo nemmeno un’ora in città. L’auto è già prenotata, e la prima regola del viaggio si impone subito con tutta la sua concretezza: guidare a sinistra richiede rispetto. Seduto al posto di guida con la mia accompagnatrice di viaggio che tiene d’occhio la strada da destra, i primi chilometri fuori dall’aeroporto sono un esercizio di concentrazione totale, soprattutto nelle rotonde, dove l’istinto porta sempre dalla parte sbagliata. Bastano però poche ore per adattarsi, e da quel momento guidare in Irlanda diventa uno dei piaceri più grandi del viaggio, un rituale quotidiano che accompagna ogni spostamento.
La prima sosta è a Kilbeggan, una cittadina tranquilla nella contea di Westmeath che è anche sede di una delle distillerie di whiskey più antiche d’Irlanda. È il primo incontro con quella dimensione irlandese fatta di storia nascosta dentro la quotidianità, di luoghi che sembrano normali finché non ti fermi a guardare davvero.
Da Kilbeggan si scende verso Clonmacnoise, e qui il viaggio cambia tono. Il monastero di Clonmacnoise sorge su una collinetta che si affaccia direttamente sul fiume Shannon, in mezzo a una pianura che pare interminabile. Fondato nel VI secolo da San Ciaran, è uno dei siti monastici più importanti d’Irlanda, e quando lo si visita al mattino presto, con la luce che filtra bassa sull’acqua e non c’è quasi nessuno in giro, l’effetto è quello di un viaggio nel tempo. Le croci celtiche originali, protette all’interno del piccolo museo, sono tra le meglio conservate dell’isola. Quelle che si vedono all’esterno sono copie, ma il paesaggio attorno è autentico come non potrebbe essere altrimenti. Silenzio, erba, pietra. L’Irlanda ha già iniziato a fare il suo lavoro su entrambi.
Galway e dintorni: l’Irlanda che sorprende ad ogni svolta
Galway merita almeno un paio di giorni, e non solo come base logistica per esplorare la costa. La città è vivace, colorata, piena di musica che esce dai pub anche nel pomeriggio. Le strade del centro sono strette e allegre, con negozi artigianali, artisti di strada e una concentrazione di persone che sembra quasi surreale dopo le strade vuote percorse fino a qui. È una città universitaria, e si sente: c’è energia, curiosità, una certa leggerezza nell’aria che contagia e mette voglia di camminare senza meta.
Ma il vero motivo per cui Galway diventa il nostro quartier generale in questi giorni è la posizione. A pochi chilometri dal centro, seguendo la costa verso sud, si arriva al Castello di Dunguaire, uno dei più fotografati d’Irlanda. Si trova a Kinvara, su un piccolo promontorio che entra nella baia, e la sua torre medievale riflessa nell’acqua al tramonto è una di quelle immagini che restano. Non è enorme, non è particolarmente elaborato, ma ha quella qualità poetica che certi luoghi riescono ad avere quando sono nel posto giusto, nel paesaggio giusto. Ci siamo fermati a lungo, appoggiati al muretto, a guardare senza dire quasi nulla.
Da qui ci si spinge verso il Burren, uno dei paesaggi più insoliti d’Europa: un altopiano di roccia calcarea grigia, quasi lunare, che contrasta con il verde ovunque attorno. Attraversarlo in auto è un’esperienza strana e affascinante, con i muretti a secco che delimitano campi dove sembra impossibile che cresca qualsiasi cosa, eppure crescono fiori rarissimi che qui hanno trovato il loro unico habitat naturale.
La zona del Burren ci porta a Lisdoonvarna, famosa per il suo festival del matchmaking, e poi a Doolin, un piccolo villaggio sul mare che è diventato nel tempo una specie di capitale della musica tradizionale irlandese. La sera nei pub di Doolin la musica non è uno spettacolo per turisti: è qualcosa che succede naturalmente, con musicisti che si siedono ai tavoli e iniziano a suonare come se stessero continuando una conversazione. Fiddle, bodhrán, tin whistle. Si beve una Guinness, ci si guarda con quel sorriso complice di chi sa di essere nel posto giusto, e si capisce qualcosa di essenziale sull’anima di questo paese.
Le Cliffs of Moher e il cioccolato nel mezzo del nulla
Le scogliere di Moher sono una di quelle destinazioni che rischi di sminuire aspettandoti troppo, e invece ti spiazzano comunque. Alte fino a 214 metri, si estendono per circa 14 chilometri lungo la costa della contea di Clare, e abbiamo deciso di percorrerle a piedi lungo il sentiero che corre sul bordo. Non il percorso breve per i turisti frettolosi: la lunga camminata, quella che porta fino all’estremità nord, dove le scogliere sono meno frequentate e il vento atlantico spinge con una forza che quasi fa perdere l’equilibrio.
Vale ogni passo. I punti in cui la roccia si spezza verticalmente sull’oceano, senza nessuna protezione se non un muretto, danno una sensazione fisica di vertigine e di meraviglia che nessuna fotografia riesce a restituire davvero. In basso, l’acqua è blu intenso quando c’è il sole, verde scuro quando le nuvole coprono tutto, e il rumore delle onde che si schiantano contro la roccia sale fino in cima come un rumore di fondo costante e ipnotico. Ci siamo seduti sul bordo del sentiero con l’oceano a duecento metri sotto i piedi, e abbiamo pensato entrambi che esistono pochi posti al mondo così assoluti.
Al ritorno, quasi per caso, ci siamo fermati all’Hazel Mountain Chocolate, un laboratorio artigianale di cioccolato che si trova nell’entroterra del Burren, in mezzo a quella campagna che sembra non portare da nessuna parte. Trovarlo è già una piccola avventura. Entrarci è una rivelazione: producono cioccolato di alta qualità utilizzando ingredienti locali e metodi artigianali, e la degustazione è qualcosa di completamente inaspettato per un luogo così remoto. È uno di quei momenti del viaggio che non avevi pianificato e che ricordi più degli altri, quelli in cui ti volti verso chi hai accanto e dici semplicemente: meno male che ci siamo fermati.
Verso il Connemara: la strada più bella d’Irlanda
Lasciata la costa di Clare, si punta verso nord attraverso il Connemara, e qui il paesaggio cambia ancora una volta in modo radicale. La Dog’s Bay, nei pressi di Roundstone, è una baia a forma di ferro di cavallo con una spiaggia di sabbia bianchissima fatta di gusci di foraminiferi. Il colore dell’acqua, in una giornata con il sole, è quello dei Caraibi. Poi ti ricordi che sei in Irlanda e vi guardate sorridendo.
Proseguendo verso nord si attraversa Cong, il villaggio della contea di Mayo reso famoso dal film “L’uomo tranquillo” di John Ford, girato qui nel 1951. Le sue strade di pietra, l’abbazia in rovina e il canale che scorre tranquillo sembrano usciti da un sogno romantico dell’Irlanda. Da Cong si può visitare anche il Castello di Ashford, oggi hotel di lusso, i cui giardini danno sul Lough Corrib con una scenografia da fiaba.
Ma il momento più intenso del Connemara arriva con l’Abbazia di Kylemore, che sorge specchiata nelle acque di un lago circondato da montagne scure. È uno dei luoghi più fotografati d’Irlanda, e anche qui la realtà supera le aspettative. L’abbazia fu costruita nel 1868 come regalo d’amore di un ricco mercante per sua moglie, e oggi è gestita dalle monache benedettine. I giardini vittoriani restaurati, la piccola chiesa gotica, il riflesso dell’edificio sull’acqua: è una di quelle combinazioni di natura e architettura che lasciano senza fiato, e che in coppia acquistano un significato romantico tutto particolare.
Il Parco Nazionale del Connemara, che circonda tutta questa area, è uno dei più grandi d’Irlanda e uno dei più selvaggi. Le torbiere si estendono a perdita d’occhio, interrotte da laghi, rocce e le sagome sempre presenti delle pecore irlandesi. Queste pecore sono ovunque nel viaggio: sulle strade, nei campi, sulle colline. Alcune sembrano quasi aspettarsi che ti fermi a fotografarle. Molte lo fanno con una noncuranza assoluta, incuranti delle auto che rallentano per aggirarle, e ogni volta ci facciamo una risata.
Westport, Achill Island e il bagno atlantico da coraggiosi
Westport è una delle città più belle dell’Irlanda occidentale, con il suo centro georgiano, il fiume che la attraversa fiancheggiato da tigli, e una vivacità che non ti aspetti in una città di questo tipo. Il lungofiume di sera, con i pub illuminati e la gente che passeggia, è un’immagine di serenità irlandese che si imprime nella memoria, uno di quei momenti in cui si cammina piano, senza fretta, godendosi semplicemente l’essere lì insieme.
Da Westport si punta verso Achill Island, la più grande isola irlandese, collegata alla terraferma da un ponte. Si arriva ad Ashleam, poi a Keel Beach, una lunga distesa di sabbia oscura dominata da scogliere imponenti. Ma la vera protagonista è Keem Beach, nascosta in fondo a una strada che si arrampica sulla scogliera in modo quasi audace. La vista dall’alto, prima della discesa, è mozzafiato: una piccola baia protetta da tre lati, con un’acqua verde smeraldo e la sabbia dorata che brilla anche quando le nuvole coprono il sole.
Qui succede qualcosa che non era esattamente nei piani. La temperatura dell’acqua è di circa 15 gradi, e lo sappiamo perché una coppia irlandese sul bordo ce lo dice con tono allegro, come se fosse la cosa più normale del mondo. E in effetti per loro lo è: entrano in acqua con la stessa naturalezza con cui si farebbe in Sardegna ad agosto. Ci siamo guardati. Nessuna parola. Il patto è stato siglato in silenzio. Il tuffo nell’Atlantico a Keem Beach a 15 gradi è una di quelle esperienze che fanno ridere ancora adesso, ma che nell’istante in cui accadono danno un senso di vitalità e di appartenenza a quel paesaggio selvaggio che difficilmente si dimentica. Usciti dall’acqua, con i denti che battevano e le risate che non si fermavano, ci siamo detti che questa era ufficialmente la cosa più irlandese che avessimo mai fatto.
Sligo, la regina Maeve e il paese del surf
La strada verso nord porta a Sligo, contea che è stata la patria spirituale di W.B. Yeats e che è circondata da una concentrazione incredibile di siti megalitici. Il Carrowmore Megalithic Cemetery è il più grande cimitero megalitico d’Irlanda e uno dei più antichi d’Europa, con oltre 60 strutture funerarie che risalgono a più di 5.000 anni fa. Passeggiare tra i dolmen al mattino presto, con la nebbia che striscia sull’erba, è un’esperienza che appartiene a un tempo diverso, e il silenzio attorno è così denso che si parla quasi sottovoce.
Dal cimitero si vede in lontananza il Knocknarea, una collina dalla sommità piatta che domina la baia di Sligo. Sulla sua cima si trova Medb’s Cairn, il cairn funerario che la tradizione attribuisce alla regina Maeve, la leggendaria sovrana guerriera dell’Ulster. La camminata per arrivarci non è lunga, circa 45 minuti, ma l’ascesa finale è ripida e il vento in cima può essere molto forte. Il panorama che si apre in cima ripaga ogni sforzo: la costa di Sligo, le isole, le montagne di Donegal in lontananza, e quella sensazione di stare su qualcosa di antico e sacro che l’Irlanda riesce a darti in certi momenti particolari.
Bundoran, poco più a nord, è tutta un’altra storia. Definirla la capitale irlandese del surf è riduttivo: è una delle destinazioni surf più importanti d’Europa, con onde che richiamano atleti da tutto il mondo. La Bundoran Beach è viva e rumorosa in un modo completamente diverso da tutto ciò che abbiamo visto fino ad ora. Scuole di surf, furgoni colorati, mute appese ad asciugare ovunque. L’energia è contagiosa, e anche noi, che non sappiamo surfare, siamo rimasti a guardare per ore, affascinati dalla grazia con cui certi surfisti cavalcano onde che dall’esterno sembrano impossibili.
Donegal: fari, capi e la fine del mondo
Donegal città è una sorpresa piacevole, con il suo castello ben conservato, le sue piazze animate e quella sensazione di essere arrivati in un luogo che ha ancora una sua identità forte, non ancora levigata dal turismo di massa. Il Castello di Donegal, costruito dai clan O’Donnell nel XV secolo e poi modificato dagli inglesi nel XVII, racconta secoli di storia irlandese in modo diretto e coinvolgente.
Ma è la costa di Donegal a rubare la scena. Horn Head è uno dei capi più spettacolari d’Irlanda, con scogliere che cadono verticalmente nell’oceano per decine di metri. La strada per arrivarci è stretta e avventurosa, e lungo il percorso si incontrano fari che sembrano messi lì apposta per i romanticisti. Il Lloyd’s Signal Tower di Malin Head, il punto più a nord dell’isola, è invece un’altra storia: raggiungere il capo più settentrionale d’Irlanda ha un che di rituale, di completamento. Il vento qui è costante e forte, il mare è grigio e agitato anche in agosto, e la sensazione è quella di essere davvero ai margini del mondo conosciuto. Ci siamo fermati a lungo a guardare l’orizzonte atlantico.
Portsalon, sulla penisola di Fanad, è invece un angolo di pace inaspettata: una piccola baia con una spiaggia di sabbia bianca e il Fanad Head Lighthouse che si alza sopra le rocce. Uno di quei posti che sembrano segreti, anche se segreti non sono, e che in coppia diventano ancora più preziosi.
Derry: la città dei murales e della memoria difficile
Attraversare il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord non è uno shock visivo: non ci sono dogane, non ci sono controlli, solo cartelli che cambiano lingua e sistema di misura. Ma si sente che qualcosa è diverso. Derry, che i cattolici chiamano ancora Derry e i protestanti Londonderry, è una città che porta la storia sui muri in senso letterale. I murales del Bogside, il quartiere cattolico, raccontano con una potenza visiva straordinaria gli anni del conflitto, le marce per i diritti civili, il Bloody Sunday del 1972, gli anni bui dei Troubles. Stare davanti a queste immagini è un’esperienza intensa, che richiede tempo e rispetto. Ci siamo fermati a lungo davanti ad ognuno, cercando di leggere ogni dettaglio, ogni nome, ogni data.
Le mura medievali che circondano il centro storico sono invece una delle poche cinte murarie intatte delle isole britanniche, e camminarci sopra insieme con la città ai propri piedi dà una prospettiva privilegiata su questa piccola città densa di significati. I pub del centro sono caldi e accoglienti, la gente è disponibile e curiosa, e le serate qui hanno un sapore diverso da quelle di Galway o Doolin: più riflessivo, forse, più consapevole del peso della storia. Sono state serate in cui si è parlato molto, anche di cose che di solito non si dicono viaggiando.
Visitare i luoghi legati alla storia dell’IRA è parte integrante della comprensione di questa città: non come glorificazione, ma come lettura di un capitolo che ha segnato decenni di vita quotidiana per migliaia di persone. Il Museum of Free Derry, nel cuore del Bogside, è essenziale per capire il contesto.
La costa di Antrim: whiskey, basalto e le strade del Trono di Spade
Il Tempio di Mussenden è uno dei luoghi più fotografati dell’Irlanda del Nord, e la ragione è semplice: un piccolo edificio rotondo neoclassico, costruito alla fine del ‘700 come biblioteca, che si trova letteralmente sul bordo di una scogliera a picco sul mare. Sotto, la spiaggia di Downhill; attorno, il vento. La follia elegante di qualcuno che decise di costruire una biblioteca sul ciglio di una scogliera. Ci siamo guardati e abbiamo pensato entrambi la stessa cosa: che era perfetto.
Coleraine è una città di passaggio, ma la strada da lì verso la costa di Antrim è tutto tranne che ordinaria. Il Castello di Dunluce, che si affaccia sull’oceano da una roccia staccata dalla costa a cui è collegato da un ponte, è uno dei luoghi più drammaticamente belli dell’intera isola. Abbandonato dal XVII secolo, con alcune sale cadute letteralmente in mare durante una tempesta, ha quella qualità romantica delle rovine che sembrano uscite da un romanzo gotico.
La distilleria di Bushmills, a pochi chilometri di distanza, è invece viva e operativa da secoli: è la più antica distilleria con licenza del mondo, attiva dal 1608. La visita guidata porta nei vecchi magazzini dove le botti di whiskey invecchiano lentamente, e la degustazione finale è il momento in cui si capisce perché il whiskey irlandese ha una reputazione così solida. Più morbido e rotondo dello scotch, con note di vaniglia e frutta secca, lo si beve con una facilità che merita tutta la prudenza del caso, e che in coppia diventa quasi una cerimonia.
Il Giant’s Causeway, a pochi minuti da Bushmills, è patrimonio UNESCO e uno dei fenomeni geologici più affascinanti d’Europa: migliaia di colonne di basalto esagonale, create dall’attività vulcanica circa 60 milioni di anni fa, che scendono verso il mare come una pavimentazione fatta da un gigante. La leggenda dice che fu il gigante Fionn mac Cumhaill a costruirla per raggiungere la Scozia. La geologia dice altro, ma camminare insieme tra queste colonne perfette, in mezzo all’oceano e alle grida dei gabbiani, fa capire perché la mitologia celtica sia nata in un posto del genere.
Ballycastle è una piccola cittadina che segna la fine della costa di Antrim, e da qui si parte per quella che è forse la camminata più iconica del viaggio: The Dark Hedges. Un viale di faggi antichissimi i cui rami si intrecciano sopra la strada formando un tunnel naturale di straordinaria bellezza. Famosa per essere stata usata come location nella serie Il Trono di Spade, la strada di Bregagh Road è ancora più suggestiva di persona, soprattutto quando c’è poca gente e la luce filtra tra i rami in modo obliquo. Abbiamo camminato lentamente, quasi in silenzio, godendoci ogni metro di quello strano corridoio vegetale.
Belfast: la rinascita di una città che non dimentica
Belfast è una città in piena trasformazione. Dopo decenni di conflitti e di immagine internazionale dominata dalle notizie di cronaca, si è reinventata come una delle destinazioni più interessanti delle isole britanniche. Il Titanic Quarter, nel porto dove fu costruita la nave più famosa della storia, è il cuore di questa rinascita: il Museo del Titanic è un edificio straordinario, con la sua forma che evoca la prua di una nave, e l’esperienza all’interno è immersiva e commovente. Non solo la storia della nave, ma quella dei cantieri, dei lavoratori, della città intera che in quella nave aveva messo tutto il suo orgoglio industriale. Siamo usciti dal museo in silenzio, con qualcosa da elaborare.
Come a Derry, anche a Belfast i murales raccontano la storia dei Troubles con una schiettezza che non ha equivalenti altrove. Le Peace Lines, i muri che ancora separano alcuni quartieri cattolici e protestanti, sono una presenza fisica che ricorda quanto recente sia questo conflitto e quanto ancora aperto rimanga in certi aspetti. I tour dei quartieri del Falls Road e dello Shankill Road, con le loro storie parallele e specularmente opposte, sono un’esperienza che scuote e che aiuta a capire. Anche qui, come a Derry, sono state le serate nei pub a rimettere a posto i pensieri, con la musica e la Guinness che alleggeriscono senza cancellare.
Belfast è anche pub tradizionali con musica dal vivo, mercati di cibo di qualità, un’energia giovane e una curiosità verso il visitatore che sorprende piacevolmente. The Crown Liquor Saloon, vicino alla stazione centrale, è uno dei pub vittoriani più belli d’Europa, con i suoi stalli privati in legno intagliato e i vetri colorati. Una sosta obbligatoria, soprattutto se si riesce a occupare uno degli stalli privati e trascorrere un’ora a parlare come se il mondo fuori non esistesse.
Il ritorno verso Dublino: abbazie, collina e re antichi
La strada del ritorno non è una strada qualsiasi. Si attraversa la contea di Louth con una sosta a Monasterboice, uno dei siti monastici medievali più importanti d’Irlanda, famoso soprattutto per le sue croci celtiche. La Muiredach’s Cross, alta quasi sei metri, è considerata la più bella croce celtica sopravvissuta: ogni pannello racconta scene bibliche con una ricchezza di dettagli che lascia stupefatti considerando l’epoca in cui fu scolpita. Ci siamo girati attorno più volte, cercando ogni dettaglio con gli occhi.
A Kells, o Ceanannus Mór come si chiamava in antico irlandese, si visita il luogo dove fu probabilmente scritto parte del Libro di Kells, uno dei manoscritti miniati più preziosi del mondo. Il castello di Tullynally, nella contea di Westmeath, è invece una di quelle scoperte inaspettate che il viaggio on the road regala: un castello neo-gotico che sembra uscito da una fiaba, circondato da giardini estesi e quasi sempre privo di folle. Fore, un piccolo villaggio con i resti di un’abbazia benedettina, è un’altra di quelle tappe che non trovi in tutti i libri di viaggio e che proprio per questo vale la pena cercare, magari con una pausa sul prato dell’abbazia a mangiare qualcosa guardando le pecore che pascolano indisturbate.
La collina di Tara è però il momento culminante di questo ritorno. Nella contea di Meath, questa collina poco pronunciata era il centro politico e spirituale dell’Irlanda celtica: qui venivano incoronati i re supremi d’Irlanda, qui si trovava la sede del potere di un’intera civiltà. Oggi quello che resta è l’erba, alcuni tumuli, il Stone of Destiny dove i re venivano incoronati. Ma stare in cima alla collina di Tara con il vento e guardare il paesaggio che si estende in ogni direzione, tenendosi per mano, dà una sensazione di continuità con qualcosa di molto antico che è difficile da descrivere razionalmente.
Tre giorni a Dublino: la chiusura perfetta del cerchio
Dublino è l’ultima tappa, e arrivarci dopo quasi due settimane di strade quasi deserte fa un effetto strano e piacevole al tempo stesso. La capitale irlandese ha una scala umana che le grandi capitali europee spesso perdono: si cammina, ci si perde nei quartieri, si scopre tutto a piedi, e farlo in coppia significa potersi dividere a volte per ritrovarsi poi con storie diverse da raccontare.
Il quartiere di Temple Bar è inevitabile e va vissuto con la giusta aspettativa: è turistico, è caro, è rumoroso, ma ha anche una sua energia irresistibile, soprattutto di sera quando la musica esce da ogni porta e le strade si riempiono. La vera vita dublinese, però, la si trova nei pub del quartiere di Portobello, nella zona di Stoneybatter, o lungo la strada di Baggot Street, dove i locali vengono per stare, non per fare i turisti. Sono i posti dove si finisce per fare conversazione con gli irlandesi e dove ci si rende conto di quanto sia facile parlare con questa gente.
La Guinness Storehouse, all’interno della storica birreria di St. James’s Gate, è una visita che vale non solo per la birra al piano più alto con vista sulla città, ma per capire quanto la Guinness sia parte integrante dell’identità irlandese. Sette piani di storia, produzione, marketing e cultura della birra più famosa del mondo, che per inciso qui ha un sapore che non si trova da nessuna altra parte. Bere una pinta insieme all’ultimo piano, con Dublino ai propri piedi, è stato il modo perfetto per celebrare la fine di un viaggio lungo e bellissimo.
Howth, a pochi chilometri dal centro, è la gita perfetta per l’ultimo giorno. Il villaggio di pescatori sul promontorio a nord di Dublino ha uno dei percorsi costieri più belli nei dintorni della capitale, con sentieri che corrono sul bordo della scogliera con vista aperta sul mare d’Irlanda. La passeggiata fino alla punta del promontorio, con la luce del faro in lontananza e i gabbiani che urlano sopra la testa, è la chiusura ideale di un viaggio che è iniziato e finito con l’Atlantico, con il verde, con quella luce speciale che l’Irlanda sembra avere solo per sé. L’abbiamo fatta lentamente, cercando di non arrivare subito alla fine.
Un’isola che rimane dentro
Due settimane in Irlanda non bastano. Lo si capisce già a metà viaggio, quando ci si rende conto di quanti posti si sono saltati, di quante strade secondarie non si è imboccati, di quanti fari non si è visti al tramonto. Ma sono due settimane sufficienti per capire perché questa isola affascina così tanto, e perché chi ci va una volta ci ritorna quasi sempre.
Non è solo per i paesaggi, anche se quelli da soli giustificherebbero il viaggio. È per il silenzio delle strade, dove si può guidare per mezz’ora senza incontrare nessuno tranne le pecore. È per la qualità degli incontri, per la facilità con cui gli irlandesi aprono una conversazione e la rendono interessante. È per il modo in cui storia e natura convivono senza nessuna separazione, per cui ci si ritrova davanti a un’abbazia del VI secolo in mezzo a un campo dove pascolano le pecore come se fosse la cosa più normale del mondo.
Farlo in coppia aggiunge un livello di tutto questo. Certe emozioni forti, davanti ai murales di Derry o sulle scogliere di Moher, si elaborano meglio se c’è qualcuno accanto. Certe risate, come quella del tuffo a 15 gradi a Keem Beach, diventano ricordi condivisi che appartengono solo a voi due. I pub irlandesi di sera, con la musica e il calore, sono un posto perfetto in cui stare insieme senza dover dire granché.
Guidare sul lato sinistro, che sembrava la cosa più complicata all’inizio, diventa in pochi giorni un gesto automatico. Il verde irlandese, che sembrava un cliché prima di partire, si rivela qualcosa che nessuna fotografia può catturare davvero. I pub, le pinte di Guinness, la musica tradizionale: tutto si rivela non come un’attrazione turistica ma come una forma genuina di vita quotidiana che ha la fortuna di essere anche bellissima.
Informazioni: agosto 2018
Volo andata e ritorno su Dublino e auto a noleggio. Guidare sul lato sinistro della strada è più semplice di quanto si pensi.
*Foto reali scattate da Riccardo ed Elena. Viaggio personale e reale fatto, scritto con supporto dell’AI
di Elena e Riccardo





