C’è un angolo d’Europa che ancora riesce a sorprendere, anche i viaggiatori più navigati. La Slovacchia è uno di quei paesi che non capita spesso nelle conversazioni da aperitivo, eppure nasconde un patrimonio straordinario: castelli medievali che sembrano usciti da una fiaba, parchi naturali selvaggi, valli verdissime e una gastronomia autentica che sa ancora di casa. Insieme all’Ungheria, con la sua Budapest regale affacciata sul Danubio, forma un itinerario on the road che a settembre diventa qualcosa di speciale: il caldo estivo si attenua, i colori iniziano a cambiare, i turisti si diradano. È in questo contesto che io e la mia compagna abbiamo trascorso due settimane a bordo della nostra auto, attraversando da ovest a est tutta la Slovacchia per poi scendere con il pullman fino a Budapest. Un viaggio che ci ha restituito emozioni che non ti aspetti, paesaggi che ti lasciano senza fiato e la consapevolezza che l’Europa centrale ha ancora molto da raccontare a chi ha la pazienza e la curiosità di ascoltarla.
Bratislava: la piccola grande capitale sul Danubio
Tutto è cominciato da Bratislava, una città che ti conquista lentamente, quasi in punta di piedi. Dopo il volo dall’italia, arriviamo nella capitale slovacca nel tardo pomeriggio, quando la luce del tramonto colora di arancione le facciate del centro storico. La prima impressione è quella di una città a misura d’uomo, dove tutto sembra raggiungibile a piedi e dove il ritmo è infinitamente più rilassato rispetto a tante capitali europee.
Il cuore di Bratislava è il suo centro storico, un labirinto di vicoli acciottolati, piazze eleganti e palazzi barocchi che conservano ancora una patina autentica. La Piazza Principale, con la sua fontana e i caffè all’aperto, è il luogo perfetto per una prima colazione mattutina davanti a una tazza di caffè slovacco, mentre la città si sveglia piano piano. Camminando tra i vicoli ci si imbatte in piccole sculture di bronzo che spuntano dai tombini o si appoggiano agli angoli delle strade: sono i personaggi iconici di Bratislava, dalla figura del soldato napoleonico che sbuca dal marciapiede al fotografo che spia da dietro un muretto. Questi dettagli ironici e poetici al tempo stesso raccontano molto dello spirito di questa città.
La chiesa di Sant’Elisabetta, universalmente conosciuta come la Chiesa Blu per via del suo sorprendente colore ceruleo, è probabilmente l’edificio più fotografato della città e uno dei più insoliti che si possa vedere nell’intera Europa centrale. Costruita agli inizi del Novecento in stile Art Nouveau secessionista, tutto in essa è blu: le piastrelle, le pareti, il tetto, i dettagli decorativi. Vederla dal vivo è un’esperienza che non delude le aspettative, anzi le supera. Non si tratta di una cartolina patinata, ma di un gioiello architettonico che comunica eleganza e originalità con ogni suo mattone.
Sulla collina che domina la città si erge il Castello di Bratislava, riconoscibile per la sua forma squadrata con quattro torri agli angoli, spesso definito scherzosamente “il tavolo capovolto”. Nonostante l’aspetto esteriore sia frutto di una ricostruzione novecentesca, salire fin lassù vale ogni passo della scalinata per la vista che si apre sul Danubio, sul ponte SNP con la sua caratteristica forma futuristica e sulle colline dei Piccoli Carpazi che chiudono l’orizzonte a nord. Settembre è il momento migliore per questa passeggiata: l’aria è fresca, la luce è cristallina e le code all’ingresso sono ridotte al minimo.
Il castello di Devín: la sentinella del Danubio al confine con l’Austria
A pochi chilometri da Bratislava, nel punto esatto in cui il fiume Morava si getta nel Danubio, sorge quello che per me è stato il luogo più emozionante dell’intera tappa nella capitale: il castello di Devín. Le rovine di questa antica fortezza si arrampicano su una rupe calcarea a 212 metri di altezza, dominando uno scenario che ha del cinematografico. Da qui, guardando verso occidente, si vede l’Austria. Per secoli questa posizione ha significato potere, controllo, confine.
La storia di Devín è stratificata come i suoi muri: Celti, Romani, Slavi, Ungheresi e Asburgo si sono tutti fermati qui, ognuno lasciando il proprio segno. Nel IX secolo, durante l’era della Grande Moravia, questo era un centro politico e religioso di primaria importanza, teatro della missione dei santi Cirillo e Metodio che portarono qui il Vangelo e il primo alfabeto slavo. Nell’800 arrivarono le truppe napoleoniche e ridussero buona parte del castello in macerie. Ma quello che rimane, con la sua torre medievale ancora in piedi e i frammenti di mura che si affacciano sul fiume, ha un fascino che le rovine intatte non avrebbero mai.
L’elemento che più colpisce è la Torre della Vergine, un esile bastione isolato su uno sperone di roccia a picco sul Danubio. La leggenda racconta di una giovane nobildonna che, disperata per la perdita del suo amato, si gettò nel vuoto da quella torre. Quando il vento soffia forte lungo le mura, c’è qualcosa nell’aria che invita a crederci. In settembre il castello è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, con biglietto intorno ai 5 euro. Dal centro di Bratislava si raggiunge facilmente con l’autobus 29, ma noi abbiamo preferito l’auto, approfittando del parcheggio all’ingresso.
Trnava: la piccola Roma della Slovacchia
La prima tappa del nostro percorso verso est è stata Trnava, città che i locali chiamano affettuosamente “la piccola Roma” per il numero straordinario di chiese che puntellano il suo skyline. Il centro storico è ancora cinto dalle mura medievali, ed entrarvi attraverso le antiche porte ha qualcosa di rituale. Non è una città che urla la sua bellezza, ma la sussurra: la piazza principale con le sue case colorate, le torri campanarie che si inseguono nel cielo, la cattedrale di San Giovanni Battista con la sua facciata barocca maestosa.
Camminare per Trnava a settembre, quando i turisti sono pochi e i locali riprendono i ritmi quotidiani dopo l’estate, è un piacere autentico. Ci siamo seduti a un tavolino all’aperto, abbiamo assaggiato la birra locale accompagnata da un piatto di bryndza, il tipico formaggio di pecora slovacco, e abbiamo ascoltato la città. È in momenti come questi che un viaggio smette di essere un elenco di attrazioni e diventa qualcosa di più profondo.
Trenčín e il suo castello sul colle
Proseguendo verso nord lungo la valle del Váh, si arriva a Trenčín, una città di medie dimensioni dominata da uno dei castelli più imponenti e ben conservati dell’intera Slovacchia. Il castello di Trenčín si erge su una massiccia rupe calcarea che sovrasta il centro abitato, visibile da chilometri di distanza mentre si percorre l’autostrada. La sua storia affonda le radici nell’Età del Bronzo, ma è nel Medioevo che diventa uno dei simboli del potere nella regione: fu la fortezza del leggendario Mattúš Čák, il signore feudale che controllò la Slovacchia occidentale nel XIV secolo con pugno di ferro.
La salita al castello percorrendo le viuzze del centro storico è già di per sé una piccola avventura, con scorci sui tetti di tegole e sul fiume che si intravedono tra i palazzi. Una volta lassù, la vista sulla vallata del Váh è di quelle che si fotografano e poi si riguardano a lungo. All’interno del castello si trovano mostre sulla storia della regione, ma la cosa che ci ha colpito di più è stata un’iscrizione latina incisa su una roccia lungo le mura: risale al 179 d.C. e ricorda un accampamento romano, testimonianza che anche i Romani si erano fermati qui a guardare questo stesso paesaggio.
Bojnice: il castello delle fiabe (e di Fantaghirò)
Se dovessi scegliere un solo luogo della Slovacchia da raccomandare a chi viaggia per la prima volta in questo paese, forse sceglierei Bojnice. Il castello di questa piccola città nella regione di Trenčín è una di quelle visioni che tolgono il respiro, del tutto inaspettata in un paese che l’immaginario collettivo fatica ancora ad associare alla bellezza architettonica.
Il castello che si vede oggi è il risultato di una profonda ricostruzione neoromantica voluta alla fine dell’Ottocento dal conte Ján Pálffy, appassionato di arte e antiquariato, che prese come modello i castelli della Loira. Il risultato è una struttura di fiaba, con torri slanciate, ponti sul fossato e giardini rigogliosi, immersa nel verde della regione. Non a caso proprio qui sono state girate alcune scene della serie televisiva italiana Fantaghirò, e guardando le torri che svettano contro il cielo blu di settembre è facile capire perché i registi abbiano scelto questo posto. La visita interna è obbligatoriamente guidata e gli ambienti, arredati con mobili d’epoca, tappeti e collezioni d’arte, trasmettono un’atmosfera sospesa nel tempo. Curioso anche il festival internazionale dei fantasmi e degli spiriti che si tiene ogni anno all’inizio di maggio: se siete amanti del mistero, segnate la data.
A Bojnice ci sono anche le terme, tra le più antiche del paese, citate già nel 1549, e uno dei principali giardini zoologici della Slovacchia. Noi ci siamo concessi un aperitivo lungo il viale alberato che porta al castello, dove una serie di locali e ristoranti invitano a rallentare.
Banská Bystrica e Bobrovník: nel cuore della Slovacchia
Scendendo verso la Slovacchia centrale si arriva a Banská Bystrica, antica città mineraria che ha saputo conservare un centro storico di rara eleganza rinascimentale. La piazza principale, Námestie SNP, è considerata una delle più belle del paese: circondata da case dai colori pastello e dominata dall’orologio della torre, è il luogo in cui la storia e la vita quotidiana si incontrano con naturalezza. Il nome della piazza ricorda la sollevazione nazionale slovacca del 1944 contro l’occupazione nazista, un evento cruciale nella memoria collettiva di questo paese.
Poco distante, nella valle, si trova il piccolo borgo di Bobrovník, un angolo di Slovacchia rurale che si visita quasi per caso e poi si ricorda a lungo. È in questi luoghi minori, fuori dai circuiti del turismo di massa, che si incontra la Slovacchia più vera: i vecchi seduti sulle panchine davanti alla chiesa, i campi appena mietuti, il silenzio interrotto solo dal campanile. Una pausa necessaria in un itinerario ricco di castelli e grandi attrazioni.
Oravský Podzámok: il castello che cresce sulla roccia
Girando verso nord, nella regione dell’Orava, si arriva a uno degli spettacoli più sorprendenti dell’intera Slovacchia: il castello di Orava, che si erge su uno sperone di roccia verticale a 112 metri sul fiume Orava. Non è un castello qualunque, è un castello che sfida le leggi della gravità, o almeno sembra volerlo fare.
La struttura è unica nel suo genere: non è un edificio unitario ma un complesso cresciuto per secoli seguendo la forma della roccia, con corpi di fabbrica a quote diverse collegati da scalinate, passaggi coperti e terrazze panoramiche. Sale, torri, cortili interni e cappelle si sovrappongono in un intreccio che racconta sette secoli di storia, dalla ricostruzione in pietra seguita all’invasione tartara del 1241 fino all’ampliamento della potente famiglia Thurzo nel XVI e XVII secolo. La visita prevede circa 754 gradini: non è per niente una passeggiata, ma ogni passo vale la fatica. Dalla sommità si apre una vista che abbraccia la valle dell’Orava, le colline circostanti e, nelle giornate limpide di settembre, il profilo lontano dei Tatra.
Un dettaglio curioso che abbiamo scoperto durante la visita: nel 1922 proprio qui furono girate alcune scene del film Nosferatu di Murnau, il capostipite dei film di vampiri. L’atmosfera del luogo, con le sue mura scure e i passaggi angusti, ha convinto il regista che questo fosse il posto giusto per la dimora del Conte. Difficile dargli torto.
Štrbské Pleso e gli Alti Tatra: la montagna che toglie il fiato
Dopo tante pietre, torri e storia, il cuore del nostro viaggio era lì che ci aspettava: gli Alti Tatra, l’unica catena montuosa di tipo alpino presente nei Carpazi, dove le cime superano i 2500 metri e i laghi glaciali riflettono cieli che sembrano dipinti. Abbiamo scelto Štrbské Pleso come base operativa, e la scelta si è rivelata perfetta.
Štrbské Pleso è il nome sia del lago che del piccolo insediamento turistico che vi sorge attorno, situato a 1350 metri di quota. Il lago glaciale, incorniciato dai boschi di abeti e con le cime rocciose dei Tatra sullo sfondo, ha una bellezza serena e senza tempo. A settembre i colori iniziano a cambiare: il verde intenso dell’estate cede il passo alle prime sfumature dorate, e il riflesso del bosco sull’acqua ferma del lago crea composizioni che farebbero impazzire qualsiasi fotografo. C’è una passeggiata facile che circumnaviga il lago in una ventina di minuti, perfetta per i primi momenti di assestamento alla quota.
Ma i veri tesori dell’area si raggiungono sui sentieri. Abbiamo fatto diverse escursioni di trekking nei giorni trascorsi qui, e il sistema dei percorsi segnalati nei Tatra è davvero efficiente e ben organizzato: ogni sentiero è marcato con un colore diverso e le indicazioni non mancano mai. Il percorso verso il Popradské pleso, un altro lago glaciale più appartato e ancora più scenografico, è uno dei più gratificanti: si cammina tra abeti centenari, si attraversano pianori aperti e si arriva a un bacino circondato da pareti rocciose che portano direttamente all’immaginario delle Dolomiti. Un’altra giornata l’abbiamo dedicata alla salita verso Kriváň, il monte simbolo dell’identità nazionale slovacca: più impegnativa, richiede una buona preparazione fisica, ma la vista dalla cima sulle vallate e sulle creste rocciose che si perdono verso la Polonia è semplicemente ineguagliabile.
Una piccola nota pratica: i Tatra in settembre sono frequentati ma non affollati come in luglio e agosto. I rifugi sono ancora aperti, i sentieri sono in ottime condizioni e le temperature oscillano tra i 10 e i 20 gradi in quota, ideali per camminare. È fondamentale avere scarpe da trekking adeguate e un abbigliamento a strati, perché il meteo può cambiare rapidamente.
Dopo le escursioni, ci siamo concessi le terme di Štrbské Pleso, un centro benessere a che offre piscine termali, saune e bagni di vapore. Immergersi nell’acqua calda con la vista sulle cime innevate dei Tatra è un’esperienza che difficilmente si dimentica.
Stará Ľubovňa e Červený Kláštor: il confine con la Polonia
Scendendo dai Tatra verso est, abbiamo fatto una deviazione verso il confine polacco per visitare due luoghi che raramente compaiono nelle guide di viaggio generaliste ma che meritano assolutamente una sosta.
Il castello di Stará Ľubovňa è un’altra fortezza medievale su un colle che domina la pianura: costruito nel XIV secolo come presidio del confine settentrionale del regno ungherese, oggi ospita un interessante museo etnografico all’aperto nel quale sono state trasportate e ricostruite case tradizionali slovacche provenienti da tutta la regione. È un luogo che parla con semplicità della vita quotidiana di secoli fa, e che risulta particolarmente suggestivo in una giornata di sole autunnale.
Il Červený Kláštor, il monastero rosso, si trova invece nel Parco Nazionale dei Pieniny, nel punto in cui il fiume Dunajec separa la Slovacchia dalla Polonia. Il nome viene dal colore dei mattoni, che al tramonto sembrano ardere. Il monastero carmelitano, fondato nel XIV secolo, ha una storia affascinante che include la leggenda di un monaco, frate Cyprian, che nel Settecento studiò le erbe medicinali della zona e, secondo la tradizione locale, costruì ali di carta per volare sulle montagne come un primitivo pioniere dell’aviazione. All’interno del monastero oggi c’è un museo, ma è l’ambiente circostante a fare la differenza: la valle verde del Dunajec, con le sue anse tra scogliere calcaree, è uno degli angoli più romantici di tutta la Slovacchia.
Spišská Nová Ves e il castello di Spiš: il patrimonio UNESCO che non finisce di sorprendere
Continuando verso est si entra nella regione di Spiš, un territorio storico dall’identità particolarissima, segnato da secoli di convivenza tra slovacchi, ungheresi, tedeschi e polacchi. Spišská Nová Ves è la città principale dell’area, con un lungo viale centrale di impianto medievale che ospita chiese, palazzi borghesi e caffè dove sedersi a osservare il mondo che passa.
Ma la vera stella di questa regione è il castello di Spiš, Spišský hrad in slovacco, che si raggiunge dopo una mezz’ora d’auto da Spišská Nová Ves. Patrimonio UNESCO dal 1993, è considerato uno dei complessi medievali più grandi d’Europa, con una superficie di quasi quattro ettari. Lo si vede da lontano già percorrendo la strada: una massa bianca e imponente che si solleva dalla pianura su una collina di travertino, domina l’orizzonte con una presenza scenografica assoluta.
Da vicino, la sua grandezza si apprezza ancora di più. Costruito a partire dal XII secolo come presidio di confine del regno ungherese, il castello si è ampliato per secoli diventando poi sede del governo regionale, residenza nobiliare e infine rovina dopo l’incendio del 1780. Oggi è parzialmente restaurato e ospita le collezioni del Museo di Spiš, con armi medievali, reperti storici e gli strumenti di tortura che hanno fatto la storia oscura di ogni castello che si rispetti. La camminata per raggiungere la sommità richiede una buona resistenza fisica e scarpe solide, ma la vista che si apre lassù, sulle montagne dei Tatra a nord e sulla pianura punteggiata di villaggi a sud, ripaga abbondantemente lo sforzo. Non è un caso che le mura di questo castello abbiano fatto da sfondo a film come Dragonheart e L’ultima legione.
Prešov e Košice: l’est slovacco che sorprende
Prešov è una città che molti visitatori della Slovacchia sorvolano nel vero senso della parola, atterrando a Bratislava e rimanendo nella parte occidentale del paese. È un errore. Il centro storico di Prešov, con la sua piazza principale allungata su cui si affacciano palazzi rinascimentali e barocchi in ottimo stato, ha una qualità urbana notevole e un’atmosfera rilassata che invita a passeggiare senza meta.
Košice, la seconda città della Slovacchia, è invece una vera sorpresa. La cattedrale di Santa Elisabetta, che domina il centro con le sue guglie gotiche, è considerata la cattedrale gotica più orientale d’Europa e merita una visita approfondita: i dettagli scultorei della facciata sono di una ricchezza e una precisione straordinarie. Il centro storico pedonale, con i suoi caffè, negozi di design locale e gallerie d’arte, ha un’energia giovanile e creativa che contrasta piacevolmente con l’atmosfera più provinciale del resto dell’est slovacco. Košice è stata capitale europea della cultura nel 2013 e si vede chiaramente che quell’evento ha lasciato il segno: il centro storico pedonale ha un’energia nuova, i locali creativi stanno fiorendo e la città sembra ancora nel pieno di una trasformazione entusiasmante
Le grotte di Domica: il mondo sotterraneo della Slovacchia
Prima di lasciare la Slovacchia, abbiamo fatto una tappa che aveva qualcosa di magico: le grotte di Domica, nella Slovacchia meridionale, non lontano dal confine con l’Ungheria. Questo sistema carsico fa parte di un complesso più vasto che si estende anche in territorio ungherese ed è iscritto nel Patrimonio UNESCO.
L’ingresso nelle grotte è guidato e avviene con piccole barche che scivolano silenziosamente su un fiume sotterraneo. Il percorso porta attraverso gallerie di stalattiti e stalagmiti che assumono forme fantasiose, colori che vanno dal bianco al rosso al giallo, e una qualità del silenzio che si sente fisicamente. La temperatura interna è costante intorno ai 10-12 gradi tutto l’anno, quindi è indispensabile portare un giacchetto anche in piena estate. La visita dura circa un’ora e mezzo ed è una delle esperienze più insolite e affascinanti dell’intero viaggio.
Budapest: il gran finale sulla perla del Danubio
Dopo oltre dieci giorni di auto e strade slovacche, abbiamo parcheggiato la macchina e preso un pullman per Budapest. La capitale ungherese merita un racconto a parte, perché è una di quelle città che funzionano a un livello sensoriale oltre che intellettuale: ti avvolge, ti stordisce e ti incanta quasi senza che tu te ne accorga.
L’arrivo in pullman nel tardo pomeriggio ci ha regalato il primo impatto con la città illuminata: il Parlamento gotico che si specchia nel Danubio, i ponti che uniscono Buda e Pest, le colline di Buda che si staccano dal fondo dorato del cielo. Già da quel finestrino era chiaro che questa città aveva qualcosa di speciale.
Il castello di Buda si raggiunge in modo meraviglioso con la funicolare storica che parte da Piazza Clark Ádám, vicino al Ponte delle Catene. Il tragitto dura pochi minuti ma è già un’esperienza: la piccola cabina rossa che sale lentamente sulla collina mentre sotto si apre il panorama del Danubio è una di quelle immagini che rimangono impresse. Costruita nel 1870, la funicolare è una delle più antiche d’Europa e funziona ancora con affidabilità da oltre 150 anni. Dalla sommità, il complesso del castello si dispiega in cortili, giardini, musei e terrazze panoramiche. Oggi ospita la Galleria Nazionale Ungherese e il Museo Storico di Budapest, ma sono i cortili e le terrazze a riservare le emozioni migliori.
A pochi passi dal castello si trova il Bastione dei Pescatori, il luogo più fotografato di Budapest e probabilmente il più bello. Costruito tra il 1895 e il 1902 in stile neogotico e neoromantico, su progetto dell’architetto Frigyes Schulek, il bastione non ha mai avuto funzioni militari: è stato concepito fin dall’inizio come belvedere panoramico per celebrare il millennio della fondazione dell’Ungheria. Le sue sette torri rappresentano le sette tribù magiare che si stanziarono in queste terre nel IX secolo. Da qui la vista su Pest, sul Parlamento e sul Danubio è semplicemente la più bella che si possa avere di questa città, specialmente al tramonto quando il cielo diventa rosso e i ponti si riflettono sull’acqua come specchi d’oro.
Il capitolo delle terme è imprescindibile a Budapest. Le terme Széchenyi, situate nel parco Városliget vicino a Piazza degli Eroi, sono le più grandi d’Europa e le più iconiche della città. L’edificio barocco giallo oro, le piscine all’aperto da cui si alza il vapore nell’aria fresca di settembre, la gente che gioca a scacchi in acqua: è uno spettacolo che ha del surreale. Abbiamo trascorso un intero pomeriggio lì dentro, spostandoci tra le vasche a temperature diverse, passando dalle saune umide ai bagni di vapore, uscendo all’aperto a guardare le nuvole mentre l’acqua calda scioglieva ogni tensione rimasta. Il biglietto d’ingresso si aggira intorno ai 25-30 euro per la formula day pass, ma vale ogni centesimo.
Abbiamo esplorato il quartiere di Pest con i suoi grandi viali, il Mercato Centrale con i suoi sapori e colori, la Basilica di Santo Stefano con la sua cupola imponente. Abbiamo passeggiato sull’Andrássy Avenue, l’elegante viale neobarocco dichiarato Patrimonio UNESCO, e ci siamo persi nei ruin pub del distretto ebraico come il Szimpla Kert, quei locali nati nel cuore di edifici abbandonati e trasformati in spazi creativi e bohémien che sono diventati il simbolo della vita notturna budapestina.
Consigli pratici per organizzare il viaggio
Settembre è il momento ideale per questo itinerario: il clima è mite, i turisti si diradano rispetto all’alta stagione estiva e i paesaggi montani assumono colori straordinari. Le temperature di giorno si aggirano tra i 18 e i 25 gradi nelle città e tra i 10 e i 18 gradi in quota.
Per gli spostamenti in Slovacchia l’auto è indispensabile: molte delle attrazioni più belle si trovano fuori dai centri urbani e i collegamenti con i mezzi pubblici, pur esistenti, richiedono tempi molto più lunghi. La Slovacchia utilizza l’euro, il che semplifica molto la vita ai viaggiatori italiani. L’Ungheria usa invece il fiorino ungherese, e a Budapest conviene prelevare direttamente dagli sportelli bancari per ottenere il tasso di cambio migliore.
Per il soggiorno nei castelli e nelle città minori slovacche si trovano ottimi hotel a prezzi molto contenuti rispetto agli standard italiani: una notte in una buona struttura di medie dimensioni raramente supera i 70-80 euro per una camera doppia. A Budapest i prezzi sono un po’ più alti ma ancora molto competitivi rispetto a capitali come Vienna o Praga.
La cucina slovacca merita di essere esplorata con curiosità: oltre alla già citata bryndza (formaggio di pecora) da provare assolutamente sono le bryndzové halušky, gnocchetti di patate conditi con formaggio di pecora, considerato il piatto nazionale per eccellenza, e i pirohy, altro piatto tipico della cucina slovacca, tortelli ripieni di purè e bryndza serviticon aggiunta di panna acida, ed erbe. Accompagnati da una birra locale come la Šariš o la Zlatý Bažant, sono il pranzo perfetto dopo una mattinata di trekking o di visite a castelli.
Quando si dice che un viaggio ti cambia
La Slovacchia è un paese che si rivela gradualmente, che non fa nulla per impressionarti al primo sguardo ma che, tappa dopo tappa, ti lascia dentro qualcosa di difficile da descrivere: la sensazione di aver trovato qualcosa di autentico in un’Europa sempre più omologata. I castelli che si moltiplicano ad ogni curva di strada, le montagne che sembrano dipinte, i piccoli ristoranti dove la cucina della nonna è ancora il miglior menu disponibile, la gentilezza silenziosa di una gente che non è abituata ad essere al centro dell’attenzione turistica e per questo ti accoglie con una naturalezza disarmante.
E poi Budapest, il gran finale, che ha il dono raro di sembrare sempre nuova anche a chi ci torna per la seconda o la terza volta. Una città che unisce la malinconia mitteleuropea alla vitalità mediterranea, che ti porta alle terme e ti invita a rimanere in acqua finché il sole non tramonta, che ti mostra il Parlamento illuminato sulle acque del Danubio e ti fa capire perché la chiamano la Perla del Danubio.
di Elena e Riccardo
Informazioni: settembre 2016
In auto tra Bratislava e Kosice, poi bus fino a Budapest
*Foto reali scattate da Riccardo ed Elena. Viaggio personale e reale fatto, scritto con supporto dell’AI





